Crisi in Venezuela, l’Italia dice sì a nuove elezioni

L’Italia non cambia sul Venezuela, la maggioranza trova un’intesa sulla risoluzione che impegna il governo a lavorare a livello internazionale per arrivare «nei tempi più rapidi alla convocazione di nuove elezioni presidenziali» ma non arriva quel riconoscimento del presidente ad interim Juan Guaidò chiesto da quasi tutte le opposizioni e, soprattutto, sollecitato dall’Ue con la risoluzione del 31 gennaio sulla quale Lega e M5s si astennero. Il dibattito si svolge alla Camera dei deputati, sotto gli occhi di una delegazione inviata da Guaidò, e il governo deve faticare per trovare una posizione comune tra la linea della «non interferenza» dei 5 stelle e la linea pro-Guaidò sostenuta dall’Ue e dagli Usa.

E’ il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi a spiegare a Montecitorio la linea dell’esecutivo, ma solo dopo un vertice a palazzo Chigi – disertato da Luigi Di Maio – con il premier Giuseppe Conte, il vice-premier Matteo Salvini e i sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Riccardo Fraccaro. La presa di distanza da Maduro c’è, ed è netta: «Il governo – dice Moavero alla Camera – ritiene che le scorse elezioni presidenziali non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro». Per questo l’Italia chiede nuove elezioni, «gli elettori venezuelani devono tornare padroni di scegliere chi li rappresenta e governa».

La priorità, aggiunge il ministro, è «prevenire scontri che potrebbero sfociare in una guerra civile». Per Moavero, poi, la posizione italiana è «coerente con le conclusioni, con il comunicato del Gruppo di Montevideo e con la dichiarazione del 26 gennaio dei Paesi europei». Ma, appunto, il riconoscimento di Guaidò non arriva, il governo si limita a riconoscere «piena legittimità all’Assemblea nazionale (guidata da Guaidò, ndr) eletta regolarmente e attraverso un suffragio ritenuto conforme agli standard internazionali».

Parole che non bastano alle opposizioni: Pd, Fi, Fdi rimproverano al governo «ambiguità», chiedono di riconoscere il presidente ad interim Guaidò e di allinearsi alla posizione dell’Ue e degli Usa. Quasi tutti accusano M5s di usare la linea della «non interferenza» per dare in realtà una sponda politica a Maduro. Dice Piero Fassino, Pd: «E’ una macchia per l’Italia essere stato l’unico Paese ad essere ringraziato da Maduro: quel ringraziamento suona davvero come la prova dell’ambiguità del governo».

«L’Italia non ha più una politica estera – aggiunge Elio Vito di Fi – se l’avesse, il governo in carica finirebbe con il dividersi. Abbiamo assunto posizioni analoghe a quelle della Russia e della Cina, mettendo da parte decenni di politica estera europeista ed atlantista. L’atteggiamento della non ingerenza e’ una follia». Secondo Vito, poi, il governo deve lasciare che «sia il Parlamento a votare sul riconoscimento del presidente ad interim».

Ribatte Cristian Romaniello, M5s: «Il M5S non appoggia Maduro ma chiede un atto di conciliazione per evitare il conflitto tra due blocchi sociali contrapposti nel modo più brutale». L’esponente 5 stelle ricorda gli interventi in Libia, Siria, Afghanistan e Iraq: «Se su un incendio si decide di aggiungere benzina, si può solo guardare l’inferno che si alza». Per i 5 stelle schierarsi con Guaidò significa aumentare il rischio di un conflitto in Venezuela, una possibile guerra civile o addirittura un intervento Usa.

Quando parla Paolo Formentini della Lega le diverse linee della maggioranza sono evidenti, l’attacco a Maduro è netto: «La Lega non può accettare che si dica che sarebbe in atto un tentativo di golpe. L’elezione di Maduro è stata fraudolenta e lo abbiamo scritto nella risoluzione. Noi non staremo mai con i dittatori».

Alla fine, la Camera approva la risoluzione della maggioranza con 266 sì, 205 no e 9 astenuti, mentre boccia i testi presentati dalle opposizioni. La maggioranza condanna Maduro, ma non riconosce Guaidò, chiedendo invece elezioni «al più presto». L’equilibrio raggiunto tra Lega e M5s è questo.

fonte: LASTAMPA.it

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