26 febbraio 1993: il primo attacco terroristico al World Trade Center

Il 26 febbraio del 1993 un furgone esplose nel parcheggio sotterraneo del World Trade Center causando 6 morti e 1024 feriti. Il mezzo era stato noleggiato il giorno precedente presso la Ryder e caricato con 680 kg di una miscela composta da nitrourea e gas idrogeno da un commando di terroristi islamici composto da Ramzi Yusuf, capo e “progettista” del gruppo, Mahmud Abouhalima, Mohammad Salameh, Nidal Ayyad, Abdul Rahman Yasin, Ahmad Ajaj ed Eyad Esmoil: fra il 1994 ed il 1997 tutti sarebbero stati arrestati e condannati all’ergastolo ad eccezione di Yasin, tutt’oggi latitante; pur non essendo direttamente coinvolto fu comunque riconosciuto come correo e destinato alla prigione a vita anche lo sceicco Omar ʿAbd al-Rahman.

L’ordigno artigianale – secondo l’FBI il più grande mai prodotto fino ad allora in USA – esplose alle 12:17:37 generando una pressione approssimativa di 1034 MPa che causò un cratere di circa 30 metri di diametro, la rottura dell’impianto idrico ed energetico del WTC ed il black-out di onde radio in tutta Manhattan. In centinaia rimasero bloccati per ore negli ascensori delle torri e le operazioni di salvataggio furono rese assai complicate dal moltiplicarsi di incendi e dalla conseguente colonna di fumo che interessò le scale di entrambi gli edifici fino al 93° piano.

Proprio durante le operazioni di evacuazione si ebbe il maggior numero di feriti a causa di ustioni ed intossicazione. Sebbene anche i palazzi circostanti subirono gravi danni, le fondamenta delle torri resistettero all’urto e non si produsse il collasso auspicato dagli attentatori: l’abbattimento e l’uccisione di migliaia di persone, tuttavia, fu solo rimandato al drammatico attentato dell’11 settembre 2001.

Andrea Fermi

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