Algeria, monta la protesta: decine di migliaia in piazza contro il presidente Bouteflika

Sono decine di migliaia le persone scese in piazza in Algeria per protestare contro la decisione dell’81enne presidente Abdelaziz Bouteflika di candidarsi a un quinto mandato in vista delle elezioni del 18 aprile.

Otto anni dopo le cosiddette Primavere Arabe, l’Algeria sbuffa contro Abdelaziz Bouteflika, tra i pochi raìs della regione ’sopravvissuti’ agli eventi del 2011. Leader autoritario, 82 anni domani, è al potere dal 1999, forte del sostegno degli apparati di sicurezza. Oggi l’Algeria rivendica il “cambiamento”, chiede un’ “alternativa”, una trasformazione sociale e politica.

Il 18 aprile sono in programma le elezioni presidenziali e Bouteflika, anziano e malato, non sarebbe intenzionato a passare il testimone. Domenica potrebbe arrivare l’annuncio ufficiale sulla sua scelta. Per ora Bouteflika resta a Ginevra, ufficialmente per “regolari” controlli medici: il presidente è di fatto sparito dalla scena dall’ictus che lo ha colpito nel 2013. E da due venerdì consecutivi, nelle piazze algerine risuonano slogan contro il raìs.

Il problema è che la successione a Bouteflika non sembra essere pronta e che alle nuove generazioni – che hanno conosciuto solo un presidente – tutto questo sembra non importare.

«Le marce» contro il governo di Bashar al-Assad «in Siria sono iniziate con i fiori e sono terminate con il sangue. Non vogliamo il caos nel nostro Paese», ha detto il premier algerino, Ahmed Ouyahia. E’ uno spauracchio, ma gli algerini non dimenticano la sanguinosa guerra civile esplosa nel 1991. Oggi, tra l’altro, l’Algeria è cruciale per la soluzione della crisi libica: su questo dossier è in programma per martedì al Cairo un nuovo trilaterale tra i capi delle diplomazie di Algeria, Tunisia ed Egitto.

Il 25 febbraio era ad Algeri il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, per «ringraziare» le autorità locali «per il ruolo fondamentale che l’Algeria riveste nello sviluppo della cooperazione tra tutti i Paesi che compongono le due sponde del Mediterraneo».

La storia di Bouteflika si confonde con quella recente dell’Algeria. A 19 anni si arruola nell’Esercito di liberazione nazionale. Dopo l’indipendenza – nel 1962 Bouteflika ha 25 anni – diventa il ministro più giovane quando gli viene affidata la guida del dicastero dello Sport. Apprezzato per le capacità diplomatiche e retoriche, ben presto diviene ministro degli Esteri. Per 16 anni, dal 1963, è il capo della diplomazia algerina.

Nel 1981 sceglie l’esilio volontario per sfuggire ad accuse di corruzione. Torna in Algeria nel 1987, quando sono ormai cadute le accuse contro di lui, e l’anno seguente appoggia le proteste degli studenti contro la repressione del governo. Nel 1999 viene eletto per il primo dei quattro mandati consecutivi alla presidenza. Ma, dalla malattia che lo ha colpito nel 2013, «non governa più da solo», ha detto a Le Parisien il politologo Hasni Abidi, direttore del Centro studi e ricerche sul mondo arabo e mediterraneo (Cermam). In realtà, ha spiegato, «ci sono tre poli del potere: quello presidenziale, con i suoi più stretti collaboratori, quello militare che è molto importante e quello degli uomini d’affari e di influenza».

fonte: LASTAMPA.it

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