Tav, Conte: “Non serve all’Italia”. Ma chiede il confronto con Francia e Ue

«Ho forti dubbi sulla convenienza della Tav. Me ne assumo la responsabilità: non sono affatto convinto che sia quello di cui l’Italia ha bisogno». Così, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi si schiera apertamente contro il progetto Tav. Abbandona, dunque, gli abiti del mediatore tra le opposte posizioni di Lega e Movimento 5 stelle, sposa la posizione dei grillini e aggiunge, per togliere ogni dubbio, che «se l’opera fosse cantierizzata oggi, mi batterei contro la sua realizzazione».

«Ci sono ragioni che spingono a favore dell’opera – ha ammesso Conte – come la riduzione del traffico stradale, l’impatto ambientale, la limitazione dell’inquinamento acustico. Però ci sono elementi negativi che superano quelli positivi: i flussi del trasporto sarebbero inferiori rispetto ai precedenti calcoli. E questo dato fa pendere l’ago verso il No all’opera». E anche sul criterio di finanziamento, per Conte, «C’è un interrogativo che è emerso: quest’opera è finanziata in buona parte dall’Italia, in misura più modesta dalla Francia e poi dalla Ue. Il fatto che ci sia iniqua ripartizione oneri è stata giustificata dal fatto che la nostra tratta è più contenuta. Ma al momento non risultano opere nazionali francesi. È chiaro che allo stato il criterio di ripartizione finanziamenti non appare equo».

Eppure, quel No definitivo non è ancora stato proferito, come gli uomini della Lega si affrettano a specificare una volta terminata la conferenza stampa. Perché tra Carroccio e Movimento c’è ancora uno «stallo politico» che il premier riconosce e che obbliga, dice, «a prendere la strada dell’interlocuzione con i partner di questo progetto, Francia e Ue, per condividere le nostre perplessità». Senza il via libera di Francia e Unione europea, infatti, i costi di un No alla Tav per l’Italia sarebbero molto più pesanti, tanto da poter provocare una ulteriore inversione di rotta.

Il dialogo con Parigi e Bruxelles allunga necessariamente i tempi, e dal ministero già ipotizzano che se l’interlocuzione dovrà avvenire con la nuova commissione europea dei Trasporti, si dovrà attendere novembre, quando si sarà insediata. Dall’altra parte, però, c’è però il tema dei bandi da oltre due miliardi di euro (che dovrebbero partire lunedì) a obbligare il governo ad una accelerazione. E questo nonostante lo stesso Conte ammetta che anche sui bandi c’è uno stallo politico tra Lega e Movimento. «Scioglieremo la riserva entro lunedì», garantisce però il premier, e il governo «non è a rischio, lo escludo».

Luigi Di Maio ringrazia Conte «per le parole di responsabilità espresse sul progetto Tav. In ogni passo di questo governo l’obiettivo è uno e sempre uno: l’interesse nazionale». Ma dalla Lega sussurrano che «se la scelta sarà quella di bloccare l’opera, sarà necessaria una compensazione da parte dei Cinque stelle, magari dopo le europee». E dunque, si muovono le prime pedine per un probabile rimpasto a giugno.

fonte: LASTAMPA.it

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