“Non esiste un pianeta B”: in tutto il mondo migliaia di giovani in piazza

Mai come oggi la mobilitazione dell’uomo a difesa dell’ambiente era stata così massiccia, imponente e condivisa. Milioni di giovani sono scesi in piazza in ogni parte del mondo per manifestare la loro preoccupazione, per gridare il loro appello alle generazioni che li hanno preceduti e ai governi che hanno potere e responsabilità nella protezione di ciò che resta di un pianeta troppo maltrattato dai suoi stessi abitanti.

Mani alzate in alto, coi palmi scritti a pennarello «No planet B», «Non esiste un pianeta b». È vero, non ne disponiamo e dunque è quello in cui viviamo che va tutelato e rispettato, soprattutto perché figli e nipoti vi possano vivere in salute e sicurezza.

Mascherine bianche sulle bocche con lo slogan vergato in rosso «our future», «il nostro futuro»; e poi ancora cartelloni issati al di sopra delle teste dove a colori campeggia l’inno «ci solleviamo come gli oceani» per sottolineare quanta forza ha questo nuovo movimento, assolutamente pacifico, ma pieno di energia, il cui respiro ha preso vita dalla voce di una ragazzina poco più che quindicenne, Greta Thunberg, studentessa svedese col viso tondo e gli occhi grandi, due trecce scomposte sulle spalle e il tono calmo e fermo di chi è consapevole di stare pronunciando verità assolute e non controvertibili. Come quelle dette alla Conferenza sul clima di Katowice il 12 dicembre: «Abbiamo certamente bisogno di speranza. Ma l’unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione. Una volta che iniziamo ad agire, la speranza si diffonde. Quindi, invece di cercare la speranza, cerchiamo l’azione. Allora e solo allora, la speranza arriverà».

Dallo scorso agosto questa ex bambina che adesso è stata addirittura proposta per la candidatura al prossimo Nobel per la Pace, ogni venerdì sciopera per il clima e oggi la sua battaglia individuale e solitaria è diventata un’onda colorata e sonora che ha invaso il mondo intero.

Dagli Stati Uniti all’Africa, dall’India alla Turchia all’Italia. Gli adolescenti di ogni Paese hanno risposto all’appello di Greta e sono scesi nelle strade per il «Global Strike for future», lo «sciopero globale per il futuro». Una protesta di massa che tocca tutti i continenti e coinvolge centinaia di migliaia di ragazzi, con un’unica richiesta: interventi concreti, subito, per bloccare il riscaldamento globale e garantire un futuro alle donne e agli uomini di domani.

Negli Stati Uniti la protesta è diventata anche una sfida al presidente Usa Donald Trump, protagonista dello strappo dagli accordi sul clima di Parigi. I cortei degli studenti americani hanno toccato tutti i 50 stati.

Giovani in piazza e scuole deserte anche in tutta Europa. Cento le città coinvolte nel Regno Unito, dalla Scozia all’Inghilterra, in particolare a Londra, ma anche in località semisconosciute del Paese, come Penzance in Cornovaglia.

235 i raduni organizzati in Italia, il paese che ha visto forse la presenza più massiccia d’Europa in assoluto.

A Roma erano almeno 6000 gli studenti che hanno sfilato in corteo dal Colosseo e attraverso via dei Fori imperiali, arrivando poi a fianco dell’Altare della Patria, dove hanno parlato gli oratori previsti, tutti ragazzi. Unico adulto ammesso il geologo Mario Tozzi, chiamato per spiegare il rapporto degli scienziati dell’IPCC il panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici e la necessità di agire subito per contenere l’aumento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi, «altrimenti rimarranno solo 11 anni per arrivare al punto di non ritorno».

Ma, in realtà, fra gli studenti erano tanti anche gli altri over 40, 50 e 60, quelli che in tv sono stati definiti i «diversamente giovani», coloro che sanno di avere parecchie responsabilità in ciò che sta accadendo alla nostra Terra, ma che spesso sono pure vittime quanto i loro ragazzi, dell’incuria e dell’impossibilità di agire.

Nella capitale il clima era allegro e festoso, come del resto in tutte le altre città del mondo. Slogan improvvisati, che suonano al tempo stesso buffi ed agghiaccianti: «ci siamo rotti i polmoni», «ci riprendiamo il nostro futuro», «uno spreco al giorno toglie il pianeta di torno».

A Milano studenti e famiglie sono arrivati in piazza Duomo. La conclusione era inizialmente prevista in piazza Scala, ma visto il grande numero di partecipanti è stata spostata nella principale piazza della città. «Siamo più di centomila persone, possiamo e dobbiamo farci un grosso applauso», ha detto Sergio Tonetto, uno degli organizzatori dell’evento.

«Lottiamo per avere un futuro, siamo così tanti in tutto il mondo che i politici devono ascoltarci e fare qualcosa – ha detto Miriam Martinelli, la Greta Thunberg italiana, sedicenne milanese – Non possono solo parlare, parlano solo per zittirci e non fanno niente. Non sono informati, come pretendono di fare delle leggi? Loro hanno i soldi, ma noi abbiamo il popolo: ogni venerdì salteremo la scuola per il nostro futuro».

A Bologna striscioni, cori e ed inni hanno accompagnato il flusso dei manifestanti – anche genitori con bambini e insegnanti- partito poco dopo le 9 da piazza Maggiore per poi proseguire in zona universitaria e per le vie del centro città. Anche sotto le due Torri i giovani hanno rivendicato il loro diritto al futuro: «La terra è casa nostra e nessuno sembra accorgersene le persone non vogliono lottare e dicono che gli scioperi non servono; ma come facciamo noi a far capire ai governi che è ora di rispettare l’accordo di Parigi? Come possiamo, se non riusciamo a far sentire la nostra voce?».

A Napoli fiumana di gente in cammino per la città con partenza alle 9 da Piazza Garibaldi per scorrere poi lungo Corso Umberto e finire in Piazza del Plebiscito. Alla manifestazione ha aderito anche il sindaco De Magistris che ha ribadito l’impegno dell’amministrazione nella battaglia contro i cambiamenti climatici.

Sempre in Campania, anche il mondo dello spettacolo ha offerto la sua testimonianza di solidarietà al movimento per l’ambiente. A Caserta, sul set dell’«Amica Geniale» parte seconda, basato sul secondo libro della quadrilogia bestseller mondiale di Elena Ferrante tutta la troupe si è messa in posa con lo striscione «Friday for future».

In Francia la protesta si protrarrà per tutto il weekend con manifestazioni ed eventi a Parigi ma anche a Bordeaux, Lione, Lille e decine di altre città. Migliaia di persone sono mobilitate e oltre 200 scuole: «Di fronte all’inazione dei nostri governi – questo il manifesto postato su Facebook – ai crimini delle imprese, spetta a noi agire, perché quello che stanno rubando sotto i nostri occhi è il nostro futuro».

Duecentoventiquattro le città tedesche attraversate dalla protesta in Germania, dove i ragazzi hanno avviato anche una raccolta fondi per sostenere il movimento, arrivata a 49mila euro e decine sono le manifestazioni previste anche in Belgio.

La mobilitazione nel nome di Greta e del futuro dei giovani è arrivata anche nei Paesi più inquinati del mondo, anche se con sorti differenti. In India centinaia di scuole e studenti hanno aderito a Bangalore, Mumbai, Hyderabad, ma anche in in cittadine più piccole e periferiche come Udaipur, in Rajastan. In Cina, tra le nazioni più inquinate e inquinanti in assoluto, gli studenti hanno meno margine di manovra: solo 5 le città coinvolte – Chaoyang, Guangzhou, Hangzhou, Shanghai e Shenzhen – mentre Pechino, invece, è fuori dai giochi a causa della giornata finale del Congresso nazionale del popolo. E pochi saranno gli studenti in piazza anche in Brasile, almeno stando ai cortei organizzati.

fonte: LASTAMPA.it

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