Tangenti per lo stadio della Roma, arrestato il presidente del consiglio comunale del M5S

Completamente indifferenti agli arresti del 13 giugno scorso hanno continuato a intascare mazzette. Una nuova bomba giudiziaria deflagra nel Comune di Roma guidato dalla sindaca Virginia Raggi. Il presidente dell’assemblea capitolina, Marcello De Vito, 45 anni, anch’egli del M5S, è stato arrestato questa mattina per corruzione. Insieme a lui è finito in carcere, con la stessa accusa, anche l’avvocato Camillo Mezzacapo, vicino al M5S e complice di De Vito nell’attività corruttiva.

Al centro dello scandalo, la costruzione del nuovo stadio della Roma (la società sportiva è estranea alla vicenda) che lo scorso giugno aveva già portato all’arresto di nove persone tra cui l’imprenditore Luca Parnasi e dell’avvocato Luca Lanzalone, presidente di Acea legato al Movimento Cinque Stelle. Le indagini riguardano inoltre la costruzione di un albergo vicino all’ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell’area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense.

L’aspetto sconvolgente di questo secondo filone dell’inchiesta, seguito sempre dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e la pm Barbara Zuin, riguarda proprio il proseguimento dell’attività corruttiva anche dopo gli arresti di 9 mesi fa. De Vito e Mazzacapo si spartivano, infatti, le tangenti – pagate sotto forma di consulenze fittizie e fatture false – convinti di essere in una perfetta «congiuntura astrale» (di qui il nome dell’operazione) per la presenza del M5S sia nel governo cittadino che in quello del Paese.

Marcello De Vito, con 6 mila 541 preferenze, nel 2016 è stato il consigliere del M5S più votato. Si era anche candidato alle «Comunarie» per correre da sindaco ma venne silurato dagli stessi alleati del Movimento perché sospettato di aver trafficato su una licenza edilizia. L’accusa si rivelò poi falsa.

Le indagini, oltre ai due arresti in carcere, vedono altre due persone ai domiciliari e una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di due imprenditori. Per la prima tranche sono andate a processo 18 persone. I reati contestati a vario titolo sono associazione a delinquere e finanziamento illecito ai partiti. «Congiunzione astrale» ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate da imprenditori attraverso l’intermediazione dell’avvocato Marcello De Vito ed un uomo d’affari, che fungono da raccordo con il presidente dell’Assemblea comunale capitolina al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari.

Marcello De Vito prometteva di sbloccare le delibere non solo per la costruzione dello stadio, favorendo Parnasi, ma anche per la realizzazione di un albergo nell’ex stazione ferroviaria di Trastevere (favorendo così il gruppo Statuto) e la riqualificazione dei Mercati Generali di Roma Ostiense (favorendo in questo modo il gruppo Toti). Ai fratelli Toti il procuratore Paolo Ielo aveva contestato il traffico di influenze ma il gip hai tenuto si trattasse di corruzione e ha quindi disposto la misura interdittiva dall’attività professionale.

Per altri due imprenditori sospettati di traffico di influenze, essendo stata messa in atto dopo il 2 febbraio 2019, sono invece scattati i domiciliari. E così adesso il provvedimento “spazzacorrotti” fortemente voluto dal M5S si abbatte proprio su due imprenditori coinvolti nell’inchiesta che vede agli arresti il presidente del consiglio comunale grillino.

Dalle intercettazioni emerge la convinzione di considerarsi fortunati, nel concludere affari loschi, grazie alla presenza del M5S sia nel governo cittadino che in quello nazionale. Mazzacapo, il 4 febbraio scorso, al telefono, dice De Vito: «Questa congiunzione astrale … è tipo l’allineamento della cometa di Halley, hai capito? Cioè è difficile secondo me che si riverifichi così …. e allora noi, Marcè, dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me, cioè guarda…ci rimangono due anni». E in un’altra intercettazione, come riporta la gip Maria Paola Tomaselli, sempre Mezzacapo, manus longa del presidente del consiglio comunale, afferma: «È come quando passa la cometa di Halley, cioè che state voi al governo qua di Roma e anche al governo nazionale». La gip Tomaselli sottolinea quindi che «il suo potere (di Marcello De Vito, ndr) di influenza e di intervento è stato notevolmente amplificato per il fatto che il Movimento risulta essere non più solo al governo di Roma ma al governo del Paese».

fonte: LASTAMPA.it

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