26 marzo 1871: l’alba della Comune di Parigi

Il 26 marzo 1871, in una Parigi in rivolta già da diversi giorni, si svolsero le elezioni che determinarono la nascita del primo governo operaio al mondo. Le vicende della Comune di Parigi, pur della durata di soli tre mesi e destinate ad essere represse nel sangue, aprirono un nuovo capitolo della Storia mostrando la concreta possibilità per le masse subalterne di prendere il potere e concretizzando quello “spettro del Comunismo” di cui Karl Marx e Friedrich Engels avevano parlato nel loro “Manifesto” del 1848. Lo stesso filosofo di Treviri così ebbe ad esprimersi sull’argomento:

“I proletari di Parigi,” diceva il Comitato centrale nel suo manifesto del 18 marzo, “in mezzo alle disfatte e ai tradimenti delle classi dominanti hanno compreso che è suonata l’ora in cui essi debbono salvare la situazione prendendo nelle loro mani la direzione dei pubblici affari… Essi hanno compreso che è loro imperioso dovere e loro diritto assoluto di rendersi padroni dei loro destini, impossessandosi del potere governativo”[…] Quando la Comune di Parigi prese nelle sue mani la direzione della rivoluzione; quando per la prima volta semplici operai osarono infrangere il privilegio governativo dei “loro superiori naturali”, e, in mezzo a difficoltà senza esempio, compirono l’opera loro con modestia, con coscienza e con efficacia – e la compirono per salari il più alto dei quali era appena il quinto di ciò che, secondo un’alta autorità scientifica, è il minimo richiesto per il segretario di un consiglio scolastico in una metropoli – il vecchio mondo si contorse in convulsioni di rabbia alla vista della Bandiera Rossa, simbolo della Repubblica del Lavoro, sventolante sull’Hotel de Ville. Eppure, questa fu la prima rivoluzione in cui la classe operaia sia stata apertamente riconosciuta come la sola classe capace di iniziativa sociale…[i] 

Andrea Fermi

[i]Karl Marx, La guerra civile in Francia, Editori riuniti, Roma 2018.

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