NÉ DI DESTRA, NÉ DI SINISTRA?

“Chiedersi cos’è la destra e cos’è la sinistra è in realtà un argomento di destra. Se invece prima eri di sinistra e ora ti stai chiedendo questo, significa una cosa sola.. che hai sposato Ombretta Colli!”. Questa era una battuta di Daniele Luttazzi (che speriamo di rivedere prossimamente in tv come preannunciato negli scorsi mesi) nello spettacolo Satyricon del 2001, nel quale faceva esplicito riferimento a Giorgio Gaber e alla sua nota canzone e argomentazione Destra-Sinistra che tanto ha segnato tutto il periodo post-ideologico fino ai nostri giorni, ma che si è poi rivelata essere una valutazione molto autoreferenziale e situazionista.

La narrazione del governo attuale vuole un esecutivo nato da un contratto stipulato tra due forze politiche che si sono presentate separate e alternative l’un l’altra, ma che non vogliono unirsi su dei principi ideologici, bensì su delle priorità e dei programmi concordati insieme per essere applicati. Questo quanto meno è quello che risulta nelle intenzioni delle due parti messe appunto nero su bianco nell’accordo, ma se si va a vedere ciò che emerge da quasi un anno di attività legislativa la realtà è tutt’altra. Soltanto per elencare alcune misure, è evidente come la legge sulla legittima difesa (che sarà precursora probabilmente di un’altra sull’uso delle armi), la proposta sull’abolizione della modica quantità per le droghe leggere, la politica sulla famiglia o quella sui migranti, nonchè i numerosi sgomberi delle strutture volte all’accoglienza e alla solidarietà (come il CIE di Castelnuovo di Porto o il Baobab a Roma) finendo con la proposta di reintrodurre il servizio militare, seppur in misura minore e in via inizialmente sperimentale, ci fanno pensare che una certa ideologia sia piuttosto presente.

Non è evidentemente sufficiente la presa di posizione di alcuni esponenti dei 5 Stelle, come lo stesso Di Maio che ha definito ad esempio coloro che vanno al congresso delle famiglie a Verona degli “sfigati di destra” oppure il premier Conte che ha definito il patrocinio del governo a questo stesso evento come “non opportuno” (e vorrei vedere). Evidentemente le uniche battaglie sulle quali si è tenuto duro sono state il Reddito di cittadinanza, la legge anticorruzione ed il No alla Tav, quest’ultima non ancora del tutto delineata. Il Movimento 5 Stelle da quando ha smesso di essere contro qualcosa (la casta, l’informazione, i disonesti più in generale) ha trovato difficoltà a schierarsi invece a favore di qualcosa, lasciando infatti per strada buona parte del proprio elettorato che, rimasto un po’ deluso dall’allenza con la Lega e un po’ a bocca asciutta per la mancanza di odio e di rivalsa sociale che non gli vengono più infondate come prima, ha preferito nelle ultime occasioni elettorali non andare a votare o scegliere diversamente.

Altrove tuttavia, è chiaro che se il PD di Zingaretti da poco segretario pensa di rappresentare un’alternativa credibile e soprattutto di sinistra, con il primo giorno da neo eletto speso ad appoggiare la causa dei Sì-Tav, la proposta di questi giorni di aumentare gli stipendi ai parlamentari per allinearli a quelli europei, o la dichiarazione di non legarsi esclusivamente al Partito Socialista Europeo tenendosi disponibile per altri scenari possibili con i liberali, non si può certo farci affidamento né essere ottimisti.

Come già detto in altre occasioni, la speranza è che il vento populista e di destra, che per alcuni aspetti sfocia addirittura nel suprematismo bianco, sia soltanto una sbandata mondiale di questi anni. Così come negli Stati Uniti di Trump e in altri Paesi occidentali sembra rappresentare soltanto una fase di reflusso al progressismo momentanea, una volta sfogata in tutta la sua ferocia ed arretratezza culturale lasci poi il passo a ben altre prospettive e visioni di società che per fortuna in alcuni scorci già si intravedono. Si pensi al Green New Deal di cui abbiamo parlato nello scorso editoriale, ma anche all’ufficializzata ricandidatura di Bernie Sanders negli Stati Uniti per la prossima sfida delle primarie democratiche e, molto probabilmente, anche delle presidenziali. Lo sviluppo purtroppo non procede sempre in modo lineare, ma può avere delle battute di arresto o addirittura delle regressioni, che per fortuna sono spesso solo momentane.

Filippo Piccini

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