Altri libertini // Pier Vittorio Tondelli

Altri libertini è un “romanzo a episodi”, come descritto dallo stesso autore, diviso in sei racconti strettamente connessi l’uno con l’altro. Il libro fu sequestrato per “oscenità” dopo solo venti giorni da quando nel 1980 fu pubblicato. Tondelli fu poi assolto in un processo lampo e l’opera divenne presto un successo.

Il periodo in cui è ambientato, i primi anni ’80, è quello dell’inizio del riflusso dal pubblico al privato. Dalla vita politica impegnata e partecipata collettivamente alla dimensione domestica della famiglia e degli amici piú stretti, che negli anni ’90 sfociò poi nel localismo dei gruppi, che qui già fa intravedere le proprie origini.

Le storie hanno come baricentro Reggio Emilia e il suo bar della stazione, crocevia di eroinomani, prostitute, travestiti e piccoli delinquenti, giovani abbandonati da tutto e da tutti che fanno della ricerca di sè negli abissi della perdizione il loro tema centrale.

Linguisticamente Tondelli, al suo libro d’esordio, vuole rompere gli schemi classici della sintattica, utilizzando un linguaggio spesso colorito e sgrammaticato che vuole restituire in chi legge la sensazione di stare ascoltando gli stessi protagonieti in modo diretto ed autentico. Nonostante non possa considerarsi del tutto anarchico nel procedere, rappresenta comunque un linguaggio sperimentale per il tempo che travalica anche lo stile neorealista di cui per molti aspetti si fa erede.

“Noi siamo i vinti.
Noi che non sappiamo amare e viviamo di sogni
e il tempo dell’illusione svanisce
lasciandoci tentennanti del nostro dolore.
Noi che affidiamo ogni nostra decisione
al bizzarro rotolare di una moneta
incapaci di ergerci.
Noi siamo i vinti
che ci crogioliamo nella nostra malinconia
e ci inebriamo di dolcezze struggenti,
nel pensiero del passato e del futuro.
Sì noi che ancora non abbiamo capito
che Dio è dalla nostra parte
e non nutriamo speranza.

 

Filippo Piccini

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