9 aprile 1948: il massacro di Deir Yassin

Le organizzazioni israeliane sioniste paramilitari Irgun (guidata da Menachem Begin, che divenne poi primo ministro israeliano) e Lehi entrarono nel villaggio palestinese e massacrarono casa per casa più di 200 civili. Tra questi si contò un grande numero di anziani, donne incinte e bambini. I fatti ebbero luogo durante il turbolento e sanguinoso periodo che, tra il dicembre 1947 e metà maggio 1948, precedette la proclamazione dello Stato di Israele. Deir Yassin era sulla lista di una serie di villaggi arabi da conquistare in un piano previsto dall’Haganah per riaprire la via verso Gerusalemme.

Questo massacro fu pianificato per seminare il terrore e il panico tra la popolazione palestinese in tutte le città e villaggi della Palestina, al fine di intimidire gli abitanti e obbligarli a fuggire per poter appropriarsi delle loro abitazioni e terre. Inermi civili palestinesi furono torturati prima di essere assassinati e i loro corpi mutilati. La memoria fisica del villaggio fu quindi cancellata, radendo al suolo gran parte delle case e persino molte delle lapidi del cimitero, ai resti del quale non è ancor oggi consentito l’accesso ai parenti dei defunti.

La scoperta della strage indusse lo Yishuv ebraico ad esprimere pubblicamente “orrore e disgusto”. Ben Gurion scrisse di persona a re Abd Allah I di Giordania per manifestargli il proprio shock per quanto accaduto. Sulle rovine del villaggio di Deir Yassin è stata costruita la colonia israeliana di Givat Shaul, tutt’oggi presente.

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