Ecco il nuovo Def: volano deficit e debito, introduzione graduale della flat tax

Il Pil del 2019 che sale dello 0.2%, anziché dello 0,1, per effetto delle misure sulla crescita, il deficit che dal 2% stimato a dicembre sale al 2,4% e il debito per pur includendo dismissioni per circa 17miliardi di euro (un punto di Pil) sale ancora arrivando a toccare il 132,7% (contro il 132,2 appena stimato da Bankitalia per il 2018). Sono questi i numeri portanti del nuovo Def stando all’ultima bozza che circola prima dell’avvio del Consiglio dei ministri. E le tasse, la tanto discussa flat tax su cui stanno litigando di nuovo (ancora) Lega e 5 Stelle?

Il Programma nazionale delle riforme che sarà inviato a Bruxelles la prevede, ma questo come altri passaggi è evidenziato in giallo e nella versione finale del documento potrebbe saltare o venire sostanzialmente modificato. «L’imposizione fiscale è un’altra area prioritaria di riforma – è scritto nel documento -. L’obiettivo del Governo è di ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese e di snellire gli adempimenti relativi al pagamento delle imposte. Il concetto chiave è la flat tax, ossia la graduale introduzione di aliquote d’imposta fisse, con un sistema di deduzioni e detrazioni che preservi la progressività del prelievo».

E quindi, se «la prima fase della riforma fiscale è già stata attuata con la Legge di Bilancio 2019, che ha innalzato a 65.000 euro il limite di reddito per il cosiddetto “regime dei minimi” soggetto ad aliquota del 15 per cento» adesso si passa alle persone fisiche. Ed in questo caso viene ripresa la sostanza dell’accordo di programma 5 Stelle-Lega. «Il sentiero di riforma per i prossimi anni prevede la graduale estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20 per cento, a partire dai redditi più bassi, al contempo riformando le deduzioni e detrazioni», viene dettagliato. Quindi «per incentivare gli investimenti, le imprese potranno beneficiare di una riduzione dell’aliquota IRES applicabile agli utili non distribuiti».

Detto questo il documento specifica anche che «la politica fiscale non può ovviamente prescindere dalla sostenibilità delle finanze pubbliche. Da ormai trent’anni il debito pubblico vincola le politiche economiche e sociali dell’Italia. A prescindere dalle regole di bilancio, è necessario ridurre gradualmente il rapporto debito/Pil per rafforzare la fiducia degli investitori in titoli di Stato e abbattere gli oneri per interessi». Quindi, anche se per la flat tax (che in realtà andrebbe chiamata Dual tax) viene indicato una finestra temporale che dal 2019 arriva al 2022, il sentiero si presenta ancora molto molto stretto.

fonte: LASTAMPA.it

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