Assange arrestato a Londra da Scotland Yard. Il Cremlino: siano rispettati i suoi diritti

Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, è stato arrestato questa mattina all’ambasciata dell’Ecuador di Londra dopo che il Paese sudamericano gli ha revocato l’asilo politico. Un video dell’agenzia Ruptly mostra il 47enne australiano, barba lunga e manette ai polsi, che viene trascinato fuori dall’edificio da sette agenti che lo portano in braccio. Al momento dell’arresto aveva in mano un libro di Gore Vidal, ’History of The National Security State’, e si è presentato come una vittima di Trump: «Il Regno Unito deve resistere a questo attentato dell’amministrazione Trump» gridava.

Assange, che da circa sette anni era rifugiato nella sede diplomatica di Quito a Londra, è stato portato dei giudici della corte di Westminster che lo hanno ritenuto colpevole di essere sfuggito al un mandato di cattura il 29 giugno del 2012, quando l’uomo si rifiutò di consegnarsi spontaneamente alla corte, per poi rifugiarsi nell’ambasciata. Su di lui pendeva una richiesta di estradizione dalla Svezia per un’accusa di molestie sessuali e una di stupro che l’uomo ha sempre negato e che sono poi cadute una del 2015 e una nel 2017. Rischia un anno di carcere nel Regno Unito ma dopo l’arresto si è anche scoperto che su di lui, cosa che l’attivista denunciava da tempo ma di cui non si era ancora avuta conferma, pendeva una richiesta di estradizione da parte degli Usa dove rischia una condanna fino a 5 anni. Il dipartimento di Giustizia statunitense ha detto che Assange è accusato di una presunta cospirazione «per violare la password di un computer governativo riservato degli Stati Uniti», insieme a Chelsea Manning, la ex militare trans la cui pena fu ridotta grazie a un intervento di Barack Obama, e che ora è libera dopo aver scontato 7 anni di carcere.

Un portavoce ministero dell’Interno britannico ha confermato che l’arresto è avvenuto «in relazione a una richiesta di estradizione degli Usa». La procura svedese che seguiva il suo caso ha affermato invece di non sapere nulla dell’arresto e una delle presunte vittime ha chiesto che il caso venga riaperto.

«Con una decisione sovrana, l’Ecuador ha revocato lo status di asilo a Julian Assange dopo le ripetute violazioni alle convenzioni internazionali e ai protocolli della vita quotidiana», ha scritto su Twitter il presidente dell’Ecuador, Lenín Moreno che accusa Assange di una condotta «scortese e aggressiva» e di comportamenti «minacciosi e ostili» da parte di WikiLeaks contro l’Ecuador che hanno reso l’asilo «insostenibile». «Julian Assange non è un eroe», ma anzi una persona che si è «nascosta alla verità per anni», ha dichiarato il Segretario di Stato agli Esteri britannico, Jeremy Hunt, nel ringraziare l’Ecuador per la collaborazione.

Parlando in Parlamento la premier Theresa May ha dichiarato che il suo arresto dimostra che nel Regno Unito «nessuno è al di sopra della legge». WikiLeaks ha però accusato l’Ecuador di aver «revocato illegalmente l’asilo politico concesso in precedenza», e di aver agito «in violazione del diritto internazionale». Un portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto che la Russia spera «che tutti i suoi diritti saranno rispettati» mentre dall’Italia si è fatto sentire invece il sottosegretario agli Esteri del governo Conte, il Cinque Stelle Manlio Di Stefano: «L’arresto di Assange, dopo 7 anni di ingiusta privazione di libertà, è una inquietante manifestazione di insofferenza verso chi promuove trasparenza e libertà come WikiLeaks. Amici britannici, il mondo vi guarda, l’Italia vi guarda. Libertà per Assange».

fonte: LASTAMPA.it

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