23 aprile 1974: lo sblocco delle riserve auree

I Ministri delle Finanze della CEE riuniti a Zeist in Olanda siglano un accordo per la mobilitazione delle riserve auree delle banche centrali, convenendo sul principio che le stesse dovessero essere lasciate libere di effettuare, a prezzi correnti, transazioni in oro (acquisti e vendite) tra di loro e con il mercato.

L’accelerazione dell’inflazione a livello mondiale, avvenuta all’inizio degli anni Settanta e culminante nell’esplosione inflazionistica del 1973-74, ha infatti alimentato una domanda di oro per fini sia speculativi sia di tesaurizzazione, che ne ha fatto salire il prezzo sul mercato privato in misura corrispondente essenzialmente all’aumento del livello medio dei prezzi dei principali prodotti primari e industriali.

Nell’agosto del 1971 furono gli Stati Uniti per primi a muoversi in tal senso favorendo così negli anni successivi l’utilizzo delle riserve di metallo prezioso, abolendo la convertibilità del dollaro in oro, decretando di fatto la fine del sistema aureo e la nascita del sistema fluttuante in sostituzione del precedente nato dagli accordi di Bretton Woods del 1944.

Si può asserire comunque che, nell’attuale stadio dell’evoluzione del sistema monetario internazionale, il rinunciare al riferimento delle riserve auree ha aperto la strada a delle cicliche crisi finanziarie derivanti dalle fluttuazioni non più strutturate dei cambi. Va notato che anche se l’abolizione del prezzo ufficiale ha fatto perdere all’oro una delle tre caratteristiche della sua natura monetaria, esso è ancora in grado di svolgere una funzione importante come mezzo di pagamento e come riserva di valore.

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