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Xi incoraggia i partner sulla Via della Seta: “Progetto sostenibile e niente corruzione”

Mentre non si fermano le critiche degli Stati Uniti e si acuiscono le divisioni europee sull’iniziativa cinese di nuove vie della Seta, Xi Jinping ha assicurato che Pechino seguirà un approccio più trasparente e inclusivo nel portare avanti il piano che dal 2013 è al centro della diplomazia della Repubblica popolare. Parlando davanti a migliaia di delegati provenienti da 125 Paesi e riuniti a Pechino per il secondo forum sulla Belt and Road, Xi ha promesso che l’iniziativa che punta a riscrivere le rotte della globalizzazione attraverso massicci investimenti in infrastrutture sarà «una cooperazione aperta, verde, pulita» con «zero tolleranza per la corruzione».

Due anni fa lo Sri Lanka ha dovuto cedere alla Cina il controllo del porto di Hambantota visto che il governo di Colombo non era in grado di ripagare il debito con la Repubblica popolare. Diversi Paesi hanno sospeso o rinegoziato progetti infrastrutturali per timori sulla loro sostenibilità, mentre sono state proprio le preoccupazioni sui rapporti con la Cina a condizionare le recenti elezioni in Malesia, Pakistan e Maldive. «La Belt and Road non sarà un club esclusivo», ha assicurato il leader cinese, stigmatizzando le critiche secondo cui i progetti lungo le vie della Seta favoriscono solo le imprese della Repubblica popolare e legittimano le ambizioni egemoniche di Pechino.

Xi ha detto di «dare il benvenuto a istituzioni finanziarie di diversi Stati per investire e finanziare i progetti della Belt and Road, incoraggiare la cooperazione in mercati terzi e raggiungere benefici comuni». Il governatore della banca centrale di Pechino ha detto che finora la Cina ha finanziato progetti con 440 miliardi di dollari. Tra i trentasette leader riuniti a Pechino per il forum sulla Belt and Road c’è Vladimir Putin, il primo ministro pakistano Imran Khan, i leader dei dieci Paesi dell’Asean: da Aung San Suu Kyi al primo ministro cambogiano Hun Sen.

Se nessuno è arrivato da Washington per il summit, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno invece mandato nella capitale cinese delegazioni di livello ministeriale. Da ieri a Pechino c’è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – l’Italia è stato il primo Paese del G7 a firmare un memorandum sulla Belt and Road – che ha ribadito che la Cina rappresenta una «grande opportunità» per le imprese del nostro Paese. Conte ha ieri avuto un colloquio con Ren Zhengfei, fondatore del colosso cinese Huawei, anche se – ha chiarito il premier – sul 5G l’Italia è «ben attenta che non ci siano azioni predatorie».

fonte: LASTAMPA.it

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