LA DIFESA SEMPRE LEGITTIMA

Negli scorsi giorni è stata approvata in via definitiva la norma sulla così detta “legittima difesa”, firmata in ultima istanza anche dal Presidente della Repubblica e quindi a tutti gli effetti diventata legge. Il fautore di tale provvedimento è stato il ministro dell’Interno, nonchè vicepremier, Matteo Salvini che già in campagna elettorale e successivamente anche nel noto contratto di governo, ha avuto sempre una particolare premura nell’impegnarsi a rendere effettivo tale provvedimento basato sulla possibilità di creare una sorta di zona franca all’interno della proprietà privata di ognuno, entro la quale qualsiasi altra legge viene meno rispetto al concetto di autodifesa.

Purtroppo tale provvedimento riflette una questione che in linea di principio, per come viene presentata, trova l’approvazione dei moltissimi. Basti dare un’occhiata agli immancabili commenti sui social nei post a tema, ma non solo; sarà sufficiente fare due chiacchiere con i propri conoscenti per trovare delle risposte pressochè unaninimi sul principio del “a casa mia faccio quello che voglio, se decidi di entrarci posso decidere della tua vita”, o qualcosa del genere. L’importanza invece del perchè debba essere sempre un giudice a decidere la giusta pena per una persona che si sia macchiata di un crimine, perchè non tutti i ladri sono uguali e bisogna distinguere da situazione a situazione, è invece sacrosanta e non può essere banalizzata. Se ognuno è legittimato a farsi giustizia da solo, è evidente che questo tipo di distinguo non potrà più sussistere e non ci saranno più gli elementi per poter giudicare le differenti situazioni individuali e contesti del reato.

Stiamo tornando indietro e di molto, ai periodi bui precedenti lo stato di diritto, quando le leggi erano quelle del taglione e spesso non sottostavano ad alcuna ratio super partes. Quando si parla di ‘imbarbarimento’ probabilmente ci si riferisce proprio a questo. Viviamo in un periodo storico nel quale semplificare diventa la cosa più accessibile a tutti e per questo, in tempi di democratizzazione diretta del potere, un virtuoso modus vivendi et operandi. Chissà che non sia forse il risultato del costante abbassamento del quoziente intellettivo complessivo e che non siamo arrivati ad un punto in cui tale andamento è arrivato ad intaccare le nostre abitudini e comportamenti riflessi nella società?

Le forze politiche che si rifanno ad un’ideologia progressista e quindi volta a guardare in avanti piuttosto che al passato, hanno cominciato a perdere terreno quando hanno smesso di insistere su ciò che gli compete fare, ovvero indurre le persone a comprendere e cercare di risalire sempre alle motivazioni e alle cause di certi fenomeni. Tornando all’esempio del giustizialismo sulla legittima difesa, il messaggio che passa è che il ladro sembra essere un mestiere come un altro e lo si sia scelto a proprio rischio e pericolo. Seppur per una piccola parte di persone potrebbe essere così, bisognerebbe sforzarsi di distinguere le situazioni e le circostanze che possono cambiare per ognuno. In sostanza credo che se la società desse realmente a tutti le stesse possibilità e non ci fossero percorsi negati a prescindere, sarebbe molto più difficile trovare persone costrette a delinquere perchè, se abbandonate dalle famiglie e dalle istituzioni, si trovano poi inevitabilmente su quella strada. Le realtà difficili del Sud Italia (per rimanere in tema di italianità e non di argomenti inerenti per forza gli stranieri, i rom, etc.) hanno qualcosa da insegnare e su cui farci riflettere; oltre che sulle cause della microcriminalità, anche sulle possibili soluzioni che passano inevitabilmente per l’accesso, gli investimenti nella cultura e nel sociale.

Per quanto un principio detto in modo semplice e scontato possa essere all’apparenza condivisibile e inattaccabile, così come quello del farsi giustizia a casa propria, non lo si potrà mai generalizzare. E, anche se affermare questo concetto può sembrare retorico o buonista, bisognerebbe ripeterlo costantemente tutti i giorni. Altrimenti si lascia spazio ad un altro tipo di retorica che è quella razzista e qualunquista, attualmente maggioranza nel nostro Paese. Una retorica che ci vuole portare ancora più indietro agli albori dello stato di diritto, quando, dopo un lungo periodo di dubbio giustizialismo, si è deciso che ci sarebbe dovuta essere un’autorità terza, lo Stato, a redimenere le controversie individuali e a garantire la sicurezza dei singoli in cambio della rinuncia a quel minimo di libertà necessaria per potervi sottostare.

E’ già capitato altre volte di citarlo, ma non smetterò mai di pensare che il buon Umberto Eco avesse avuto un’intuizione straordinaria nel dire che quello che ci si sarebbe prospettato per questi anni futuri sarebbe stato una sorta di ‘Nuovo Medioevo High-tech’, dove le tecnologie avrebbero raggiunto livelli spaventosi anche in misura della loro accessibilità, ma che lo standard evolutivo e civilizzato della società avrebbe raggiunto invece dei minimi storici così come già in passato è accaduto. Speriamo soltanto che le tempistiche compresse di questi stessi tempi nei quali viviamo ci concedano a questo punto anche un Nuovo Rinascimento, che nella coscienza delle generazioni più giovani (vedi il movimento nato con Greta Thunberg, ma anche i più nostrani Simone di Torre Maura) possa essere prossimo a verificarsi.

Filippo Piccini

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