La gente. Viaggio nell’Italia del risentimento // Leonardo Bianchi

Dieci anni fa usciva il libro “La casta” che evidenziava ciò che giá da un po’ era percepito in larghi strati della società, l’odio per le èlite, o quanto meno per tutto ció che era considerato come tale.

Questo sentimento non é sicuramente nato negli anni recenti, ma affonda le sue radici giá dal periodo di tangentopoli ed é stato alimentato dal berlusconismo con il suo denigrare qualsiasi tipo di impegno politico ed intellettuale, nonché giustificare qualsiasi azione individuale in virtú dei propri interessi.

É pertanto soltanto con la diffusione dei social e della comunicazione digitale che il “gentismo” ha preso realmente vigore e se fino a una decade fa si denunciava soltanto il risentimento, ora questo approccio é diventato orgoglio.

Questo libro é un viaggio imbarazzante, necessario nell’Italia del populismo 2.0, quello dei cittadini senza più bandiere sotto le quali riconoscersi, ridotti ormai a target per sondaggi ed indagini di mercato. “Un paese popolato da milioni di persone che hanno abbandonato il principio di realtà per inseguire incubi privati, mentre movimenti politici vecchi e nuovi cavalcano quegli incubi spacciandoli per ideologie”.

C’é da dire che bisogna contestualizzare l’anno nel quale il libro é stato scritto, metà 2017, poiché le circostanze soprattutto in politica ci siamo abituati a vederle cambiare in fretta. Si pensi soltanto che esattamente cinque anni fa il PD prendeva il 41% dei voti e la Lega il 6%. Sarà infatti interessante rieffettuare un’analisi di questo tipo tra qualche anno, per vedere come il gentismo dopo la fase di denuncia e quella successiva dell’orgoglio, sopravviverà a quella del governismo.

Filippo Piccini

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