Saggio sulla lucidità // Josè Saramago

Questo libro viene indicato come una sorta di seguito di “Cecità”, altro romanzo di Saramago. La cittadina infatti è la stessa, ma quattro anni dopo, e se prima si era trovata ad affrontare un’epidemia di cecità, in questa occasione si ritrova a vivere una “rivolta bianca”.

I risultati delle elezioni amministrative della capitale mostrano che oltre il 70% della popolazione ha votato scheda bianca, il governo quindi decide di annullare i voti e fa spiare i cittadini dalla polizia per scoprire l’esistenza di un’organizzazione sovversiva. Ma i risultati sono nulli, non si trova nessun indizio che possa far pensare ad una cospirazione contro il governo, che decide pertanto di ripetere le elezioni; ciò non cambia l’esito, anzi rispetto alla prima consultazione, le schede bianche aumentano. La risposta del governo è dichiarare lo stato di assedio della città, ritirando ogni traccia delle istituzioni centrali comprese le forze dell’ordine. Ma quando il governo si trova ad osservare che l’intera popolazione non reagisce all’abbandono politico e che non vi sono episodi di violenza per le strade, reagisce cercando un capro espiatorio. La popolazione della capitale infatti, non ha alcuna organizzazione segreta e la loro scelta è frutto di una raggiunta lucidità che presuppone una visione ottimistica della società.

Il messaggio di questo romanzo è senz’altro più universalistico rispetto a “Cecità” in quanto, se lì la luce si riaccendeva grazie ad una donna straordinaria, ora questa luce accende di bianco l’intera comunità che dimostra di poter fare a meno dei propri governanti. Ciò che l’autore vuole evidenziare è l’arroganza del potere che non riesce a giustificarsi quel mancato recarsi alle urne da parte del cittadino, e quindi, il rapporto stesso tra governo e popolo. Ci propone infatti una visione molto attuale della società mostrandoci i meccanismi politici che governano il mondo, passando anche per il ruolo dei giornali e della stampa, formula una riflessione in merito alla censura e alla libertà di espressione anche nei cosiddetti paesi sviluppati. Al tempo stesso dietro “Saggio sulla lucidità” c’è una profonda speranza ottimistica nei confronti degli esseri umani che qui riescono a vivere in pace anche senza autorità e regole precostituite.

Come di consueto per lo scrittore portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, anche in quest’opera viene utilizzato uno stile che prevede un uso quasi anarchico della punteggiatura e dei nomi dei personaggi che vengono sempre identificati tramite espressioni impersonali.

Filippo Piccini

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