4 giugno 1944: Bruno Buozzi giustiziato nell’eccidio de La Storta

Il sindacalista Bruno Buozzi viene caricato su un autocarro dai tedeschi in fuga con altri prigionieri a Roma. In procinto di essere liberato per sovraccarico del mezzo cede il suo posto ad un altro prigioniero. Viene giustiziato in località La Storta con gli altri tredici deportati.

Buozzi, uno tra i più autorevoli dirigenti sindacali italiani della prima metà del ‘900, operaio metallurgico, socialista riformista, diventa nel 1911 segretario generale della FIOM. Dopo l’omicidio Matteotti rappresenta insieme a Turati, il suo partito, il Psu, nel “comitato dei sedici”, l’organo dirigente delle forze antifasciste che chiedono al Re il dimissionamento di Mussolini. E’ lui a guidare nel marzo del 1925 gli ultimi imponenti scioperi del periodo fascista. Nel dicembre dello stesso anno, Buozzi succede a Ludovico D’Aragona, nella guida della Cgil. Nell’autunno del 1926 è costretto, come molti altri leader antifascisti, all’esilio in Francia. In seguito dell’occupazione tedesca di Parigi fu arrestato nel 1941, trasferito in Germania e successivamente in Italia dove dopo essere stato liberato al rovesciamento di Mussolini del 1943, fu successivamente ricatturato dalla polizia fascista e condotto nella prigione di via Tasso.

Nella notte fra il 3 e il 4 giugno, mentre gli alleati si accingevano ad entrare da sud nella Capitale, i tedeschi in fuga caricarono due camion di prigionieri di via Tasso per trasferirli a Verona; erano in gran parte socialisti o membri del Fronte militare clandestino. I passeggeri del primo camion, si salvarono perché l’automezzo era guasto e non partì. Sul secondo camion salirono altri 14 prigionieri.

L’autocolonna tedesca si mosse da via Tasso verso nord; il convoglio pernottò nei pressi della località “La Storta”, sulla via Cassia. All’alba del 4 giugno presso il quattordicesimo chilometro della Cassia, in aperta campagna, i prigionieri furono portati in una rimessa della tenuta Grazioli; nel pomeriggio furono giustiziati con un colpo di pistola alla testa. L’autore materiale dei quattordici assassini fu un anziano ufficiale delle SS, Hans Kahrau, ma è incerto se egli abbia agito di sua iniziativa, oppure se abbia dato corso ad un ordine ricevuto da Erich Priebke. I corpi furono recuperati nei giorni immediatamente successivi all’eccidio, dopo essere stati individuati dagli Alleati su indicazione dei contadini del luogo: le salme furono trasportate all’Ospedale Santo Spirito, mentre i funerali si svolsero l’11 giugno, nella chiesa del Gesù.

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