I Am Mother // Grant Sputore

Il nostro futuro sembra sempre più incerto, offuscato da presagi nefasti sempre più tangibili. La nostra fine è già stata decretata? Ignorare i segnali allarmanti che il nostro affaticato pianeta ci lancia è da sciocchi, eppure sono in molti a voltare le spalle ad una realtà spaventosa che rischia di travolgerci tutti.

Un tema, quello dell’autodistruzione umana, sempre più urgente e trattato dal cinema. Anche Netflix scende in campo proponendo la sua versione futuristica e disastrosa con I Am Mother, film del 2019 diretto da Grant Sputore.

La nota piattaforma non punta su mostri o supereroi, ma abbandona lo spettatore a fare i conti con uno scenario post-apocalittico. Chiusi all’interno di un futuristico laboratorio, apprendiamo che l’umanità non esiste più. L’uomo è stato letteralmente cancellato dalla faccia della terra. A sopravvivere solo embrioni dormienti, custoditi e protetti da un robot, Madre.

La genitrice robotica crescerà una Figlia (Clara Rugaard), accudendola e istruendola nel tentativo di renderla un umano migliore. A scatenare però dubbi e paure nella ragazza sarà l’irruzione all’interno del laboratorio/santuario di una Donna (Hilary Swank), arrivata da quel mondo esterno apparentemente morto e desolato.

I Am Mother è un triangolo tutto al femminile, dove le figure si scontrano e si cercano. Si illudono a vicenda e mentono. Cuore centrale è Figlia, il cui mondo distorto e ovattato va in pezzi incrinando la sua fiducia verso Madre. Può però fidarsi della Donna?

Il regista Grant Sputore, ancora alle prime armi, ci regala un’ambientazione asettica e gelida che lentamente s’incupisce. Una sottile inquietudine permea tutto il film, contagiando anche il rapporto tra Madre e Figlia. Rapporto sempre in bilico, tra amore, illusione e desiderio di raggiungere uno scopo di perfezione difficile da adattare al controverso universo umano.

Ci sono molti ambiti poco esplorati nel film, zone buie che invece contengono un grande potenziale. Forse Netflix ha in pentola qualcosa che bolle?

I Am Mother è una piccola sorpresa, un film lineare ma non privo di momenti ansiogeni e inquietanti. Ciò che fine a qualche tempo fa sembrava puramente fantascientifico, oggi appare come qualcosa di fin troppo possibile. Fin dove possiamo spingerci? Quale orizzonte non è possibile valicare? L’intelligenza artificiale può sostituirci? Siamo progettati per fallire o possiamo ancora spezzare le catene biologiche che ci vogliono una razza destinata a estinguersi? Le domande sono molte, troppe… ma la risposta sembra, per ora, essere sempre e solo una.

Buona Visione

Serena Aronica

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