Sul salario minimo l’Ocse frena Di Maio: “Non è la soluzione, nove euro è una cifra molto elevata”

«Abbiamo fatto una stima sui 9 euro lordi l’ora, sia in parità di potere d’acquisto sia rispetto al salario mediano che è 11 euro e qualcosa in Italia, sarebbe il salario minimo lordo più elevato tra i Paesi dell’area Ocse. E’ una cifra molto elevata e più elevata della maggioranza dei contratti collettivi esistenti». Così Andrea Garnero, economista del dipartimento lavoro e affari sociali dell’Ocse, nel corso di un’audizione in Commissione Lavoro alla Camera. «Se il valore del salario minimo legale è troppo alto i contratti collettivi saranno fuori mercato, se troppo basso non avrà mordente», ha aggiunto.

Un’analisi che arriva dopo un ulteriore post su Facebook di Di Maio in cui insiste sul tema: «Il salario minimo si farà, perchè è nel contratto! E perché già esiste in molti Paesi europei! Nella legge Catalfo (M5S) prevediamo di fissare per legge una soglia di almeno 9 euro lordi l’ora al di sotto della quale non si può scendere. In sostanza, contratti da 3 o 4 euro l’ora come se ne vedono oggi non saranno più consentiti, perché 3 o 4 euro l’ora non è lavoro, è schiavitù» ha scritto il vicepremier pentastellato.

Boccia chiude a salario minimo: meglio tagliare il cuneo
Nell’ultima assemblea di Federchimica a cui ha preso parte da presidente di Confindustria, anche Vincenzo Boccia è tornato sul tema del salario minimo, che tanto ha movimentato le cronache del fine settimana. Per il numero uno di viale dell’Astronomia, il salario base di 9 euro “non sposta il livello di crescita del Paese”. Più incisiva, invece, sarebbe una significativa riduzione del cuneo fiscale. “Bisogna elevare i salari dei lavoratori riducendo le tasse e i contributi”, ha sottolineato Boccia a margine dell’assemblea di Federchimica, proponendo piuttosto di detassare “i premi di produzione”. “Occorre un intervento organico di politica economica. Il paese non cresce con i salari minimi”, ha ricordato, pur riconoscendo che la misura potrebbe essere “una delle grandi componenti” delle prossime scelte di politica economica, ma per essere efficace andrebbe inserita in un percorso più ampio.

Uno dei settori su cui puntare, per il numero uno di Confindustria, è proprio la chimica che dopo anni con il segno più nell’ultimo periodo ha registrato una frenata. “Il comparto – ha spiegato – è specchio del Paese, e sconta un rallentamento complessivo dovuto all’andamento della filiera tedesca e non solo. Dobbiamo reagire anche aumentando l’export”.

Per Boccia è anche prioritario che l’Italia eviti la procedura d’infrazione sui conti pubblici ventilata da Bruxelles e torni ad essere protagonista in Europa, senza cercare pretesti per andare allo scontro per tornaconti politici. “Non andiamo allo scontro – ha detto Boccia – evitiamo che questa lettera diventi un alibi: dobbiamo evitare la procedura d’infrazione che non è nell’interesse dell’Italia”, ha dichiarato in merito alla lettera di risposta del governo alla Commissione Ue. “Se vogliamo essere i protagonisti della stagione riformista dell’Ue dobbiamo ambire a posizioni di primo livello, a partire dall’indicazione del commissario che rappresenterà l’Italia nella prossima commissione”, ha aggiunto Boccia.

Tornando al discorso del presidente della Consob Paolo Savona di venerdì scorso alla comunità finanziaria, Boccia ha detto che “alcune cose sono condivisibili” mentre le sue posizioni sul debito “un po’ meno”. “L’Italia ha delle potenzialità incredibili – ha concluso – anche attraverso la sua impresa e il suo risparmio. Questo non vuol dire che non dobbiamo fare i conti con un debito pubblico che deve scendere”.

fonte: LASTAMPA.it

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