Sea Watch, respinto il ricorso alla Corte di Strasburgo. I migranti: “Siamo esausti, fateci scendere”

È stato respinto, fa sapere il Viminale, il ricorso presentato dai migranti soccorsi sulla Sea Watch alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco. I migranti si erano rivolti a Strasburgo con una richiesta di «misure provvisorie» per chiedere al nostro Paese di consentire lo sbarco. Questa mattina avevano lanciato un appello: «Siamo stanchi, siamo esausti. Fateci scendere». Da 12 giorni si trovano a bordo della Sea watch al confine con le acque territoriali a 16 miglia circa dall’isola di Lampedusa. Sono 42 le persone a bordo della nave della ong.

Pur non consentendo lo sbarco la stessa Corte ha poi dichiarato di «contare sulle autorità italiane affinché continuino a fornire l’assistenza necessaria alle persone a bordo di Sea Watch 3, che sono vulnerabili a causa della loro età o delle loro condizioni di salute».

In un video, pubblicato da Forum Lampedusa Solidale, uno dei migranti soccorsi in mare, spiega: «Immaginate come deve sentirsi una persona che è scappata dalle carceri libiche e che ora si trova sui, costretta in uno spazio angusto, seduta o sdraiata senza potersi muovere. Inevitabilmente rischia di sentirsi male- dice -Non ce la facciamo più, la barca è piccola e non possiamo muoverci. Non c’è spazio. L’Italia non ci autorizza a sbarcare, chiediamo il vostro aiuto, chiediamo l’aiuto delle persone a terra. Pensateci perché qui non è facile».

Intanto il Garante nazionale per i diritti dei detenuti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per richiedere una verifica su «eventuali aspetti penalmente rilevanti» nell’attuale blocco della Sea Watch 3 al largo di Lampedusa. Il Garante, spiega una nota, «non può né intende intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza. Tuttavia, è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale». In particolare, l’Autorità ribadisce che «le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati. Ritiene inoltre che la situazione in essere richieda la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue Autorità competenti, stia integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave». .

La capitana: “Perderò la nave ma forzo il blocco”
«Io voglio entrare. Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa. Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì» dice Carola Rackete, la 31enne capitana tedesca della nave Sea Watch, in un’intervista a Repubblica. Rackete sa perfettamente che verrà accusata di favorire l’immigrazione clandestina. E anche che sarà multata e la nave confiscata. «So anche questo – dice – ma io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più. Quanti altri soprusi devono sopportare? La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione. Non bisognava arrivare a questo punto». Sulla situazione a bordo la capitana racconta: «I migranti sono disperati. Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle. Non ce la fanno più, si sentono in prigione. L’Italia mi costringe a tenerli ammassati sul ponte, con appena tre metri quadrati di spazio a testa». A bordo anche tre minorenni «tre ragazzi di 11, 16 e 17 anni». Rackete conferma che Malta «ha negato l’autorizzazione» e nemmeno l’Olanda collabora. Quanto alla Tunisia, «non ha una normativa che tuteli i rifugiati».

fonte: LASTAMPA.it

Condividi:
  • 44
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

© 2012-2019 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?