2 luglio 1871: Vittorio Emanuele II, re d’Italia, entra a Roma

Quando venne proclamato il Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, l’unificazione era rimasta incompiuta a causa della mancata annessione di Roma e del Veneto.

Con la Convenzione di settembre del 1864, con cui il governo italiano si impegnava a tutelare lo Stato Pontificio e a trasferire la capitale da Torino a Firenze, le truppe francesi di stanza a Roma si ritirarono definitivamente.

Nel 1867 Giuseppe Garibaldi organizzò una spedizione che fu respinta dalle milizie pontificie con l’appoggio di un corpo di spedizione francese inviato da Napoleone III. La svolta arrivò con la guerra franco-prussiana: con la caduta di Napoleone III cadde anche il maggiore ostacolo alla definitiva annessione dei territori rimasti fuori dai confini del Regno.

I bersaglieri attaccarono Roma e si aprirono una breccia a Porta Pia il 20 settembre 1870, conquistando militarmente la futura capitale. Nonostante l’emanazione della legge delle Guarentigie del 13 maggio 1871, che riconosceva il Papa come sovrano indipendente con il possesso (ma non la proprietà) dei palazzi e dei giardini del Vaticano e del Laterano, della cancelleria di Roma e della villa di Castel Gandolfo, Pio IX non accettò mai le condizioni poste dal nuovo Stato unitario (la dissoluzione definitiva dello Stato pontificio arriverà con la proclamazione di papa Leone XIII del 20 settembre 1900).

Il 2 luglio del 1871 Vittorio Emanuele II di Savoia entra quindi solennemente a Roma dopo averla conquistata a discapito dello Stato Pontificio. Vittorio Emanuele II di Savoia (Vittorio Emanuele Maria Alberto Eugenio Ferdinando Tommaso di Savoia; Torino, 14 marzo 1820 – Roma, 9 gennaio 1878) è stato l’ultimo re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo re d’Italia (dal 1861 al 1878). Dal 1849 al 1861 fu inoltre Principe di Piemonte, Duca di Savoia e Duca di Genova.

Per non aver abrogato lo Statuto Albertino gli venne dato l’appellativo di Re galantuomo o Re gentiluomo, appellativo con cui è ricordato tutt’oggi. Coadiuvato dal primo ministro Camillo Benso, conte di Cavour, portò infatti a compimento il Risorgimento nazionale e il processo di unificazione italiana. Per questi avvenimenti viene indicato come “Padre della Patria”. A lui è dedicato il monumento nazionale eponimo del Vittoriano che si trova a Roma in piazza Venezia.

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