Gaza. Restiamo Umani // Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni detto Vik è stato un attivista, giornalista e scrittore italiano. Le sue prime esperienze come volontario si svolgono principalmente nei Paesi dell’Est europeo e nell’Africa sub sahariana.

Nel 2002 raggiunge Gerusalemme Est per un primo campo di lavoro in Palestina e successivamente qui inizierà quella che diventerà la sua principale ragione di vita: la difesa dei diritti umani attraverso azioni pacifiche di interposizione, proteggendo i piccoli scolari davanti ai tank israeliani, i contadini nella raccolta delle olive, manifestando con i palestinesi contro il muro di separazione, aiutando gli anziani ad attraversare i check point.

Messo sulla lista nera degli indesiderabili da Israele che gli impedisce l’ingresso alle frontiere, dopo due tentativi di ingresso nel 2005, dove viene picchiato e incarcerato, entra a Gaza via mare il 23 agosto 2008 con le navi Liberty e Free Gaza, che rompono il blocco via mare che dal 1967 Israele impone alla Striscia.

Quando, il 27 dicembre 2008, Israele lancia l’operazione Piombo Fuso, Vittorio è l’unico italiano presente nella Striscia. E’ dappertutto: a raccogliere feriti, sulle ambulanze sotto tiro dei cecchini, negli ospedali, ha visto morire gli amici e pianto le centinaia di bambini massacrati. Racconta i giorni della sanguinosa offensiva israeliana in articoli pubblicati da Il Manifesto, scritti in condizioni pressocchè impossibili.

Vittorio è stato ucciso a Gaza il 15 aprile 2011, a soli 36 anni, da un presunto gruppo di estremisti salafiti. Le motivazioni sono tuttora oscure.

Il modo migliore per ricordare chi era Vittorio Arrigoni e perché si trovava in Palestina, è riprendere in mano il libro che la Manifestolibri pubblicò nel 2009 raccogliendo tutte le sue testimonianze, preziose perché rarissime e quanto mai attuali vista l’odierna situazione di diffusa criminalizzazione umanitaria, dei giorni terribili delle sanguinose offensive israeliane contro la Striscia di Gaza.

“Restiamo umani è l’adagio con cui firmavo i miei pezzi per il Manifesto e per il blog. È un invito a ricordarsi della natura dell’uomo. Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini a una stessa famiglia, che è la famiglia umana.”

Filippo Piccini

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