La Libia potrebbe chiudere i centri di detenzione dei migranti dopo il micidiale attacco aereo

Il governo della Libia sta valutando la possibilità di chiudere tutti i centri di detenzione per migranti sulla scia di un raid aereo che ha ucciso 53 persone, dopo che è stato riferito che le guardie hanno sparato ai detenuti che cercavano di fuggire dall’attacco.

Durante quella notte l’aeronautica di Gen Khalifa Haftar ha continuato a bombardare la capitale libica, Tripoli, facendo incursioni nell’aeroporto internazionale.

Un rapporto umanitario delle Nazioni Unite ha detto che ci sono stati due attacchi aerei nelle prime ore di mercoledì mattina, uno che ha colpito un garage non occupato e uno che ha colpito un hangar con circa 120 rifugiati e migranti.

I rapporti, anche da parte delle agenzie delle Nazioni Unite, hanno suggerito che le guardie hanno costretto i rifugiati a rimanere nel centro di detenzione di Tajoura dopo che il primo attacco ha colpito il garage, solo che il secondo missile ha colpito l’hangar.

“Secondo alcuni rapporti, dopo il primo impatto, su alcuni rifugiati e migranti è stato aperto il fuoco dalle guardie mentre cercavano di scappare”, hanno affermato le Nazioni Unite.

Il governo di accordo nazionale delle Nazioni Unite (GNA) ha accusato la forza guidata da Haftar di aver organizzato il bombardamento aereo. Haftar ha lanciato un assalto militare alla capitale il 4 aprile, nel tentativo di estromettere la GNA, che ritiene essere sostenuta da terroristi e islamisti.

Il ministro degli Interni della GNA, Fathi Bashagha, ha detto oggi che i suoi funzionari stanno discutendo della chiusura di tutti i centri di detenzione e del rilascio di rifugiati e migranti per la loro sicurezza.

All’ONU di New York, i diplomatici statunitensi hanno bloccato un procedimento per avviare un’indagine indipendente sulla responsabilità dei raid aerei. Hanno detto che non possono ancora appoggiare una dichiarazione redatta dai britannici, esprimendo preoccupazione per le conseguenze della loro richiesta di un cessate il fuoco.

La politica degli Stati Uniti nei confronti degli sforzi di Haftar per conquistare la capitale con la forza è stata circondata da disaccordi inter-agenzia a Washington e pressioni lobbistiche nella guerra civile che si è scatenata in Libia, da quando il colonnello Gheddafi è stato estromesso con l’aiuto delle forze della NATO nel 2011.

L’UE, le agenzie delle Nazioni Unite in Libia, Gran Bretagna e Italia hanno guidato le richieste di un’inchiesta sull’attentato di mercoledì che potrebbe portare a delle incriminazioni per crimini di guerra.

Vi è un’ipotesi diffusa, anche da parte degli ex diplomatici britannici in Libia, che l’aviazione di Haftar sia stata responsabile dei bombardamenti. Molti diplomatici credono che la forza aerea di Haftar abbia chiaramente segnalato di essere pronta ad alzare il tiro nel mirare ai presunti siti militari delle milizie che appoggiano il GNA.

Il centro di detenzione era adiacente ad un quartier generale della milizia nel campo militare di Naarn. L’ONU aveva dato le coordinate a tutte le parti in conflitto.

Le agenzie delle Nazioni Unite hanno detto che stavano cercando di rimuovere tutti i rifugiati e i migranti dalle aree di combattimento intorno a Tripoli, ma 600 erano ancora nel campo di Tajoura. Più di 3.800 persone sono state “arbitrariamente detenute” nei campi della Libia che sono stati esposti ai combattimenti, ha detto l’ONU.

Gli Emirati Arabi Uniti, che sostengono Haftar, hanno negato di fornire armi alla sua armata nazionale libica in spregio alle sanzioni delle Nazioni Unite, per non parlare degli aerei che volano per conto della LNA. L’Egitto ha emesso smentite simili.

Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato di appoggiare le risoluzioni delle Nazioni Unite che impongono un embargo sulle armi alla Libia. Gli Emirati Arabi Uniti sostengono che le armi trovate di recente in Libia non provenivano dagli Emirati Arabi Uniti, e hanno collaborato pienamente con gli esperti delle Nazioni Unite per la sorveglianza dell’embargo.

L’ONU ha dichiarato mercoledì: “Gli attori umanitari hanno ripetutamente avvertito che il ritorno di rifugiati e migranti verso le coste libiche, e la loro detenzione arbitraria in aree non sicure, ha reso questi uomini, donne e bambini vulnerabili, ad un grande rischio proprio del tipo di tragedia che si è verificata la notte scorsa.”

Ha aggiunto che “tutte le parti in conflitto si sono astenute dal localizzare i beni militari all’interno o in prossimità delle aree densamente popolate di civili, come i centri di detenzione, e di evacuare persone civili sotto il loro controllo, comprese le persone detenute, in un posto più sicuro prendendo tutte le misure possibili per assicurare che i loro bisogni essenziali [siano soddisfatti]”.

tradotto da Filippo Piccini

link all’articolo originale: TheGuardian.com

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