Perché è successo qui. Viaggio all’origine del populismo italiano che scuote l’Europa // Maurizio Molinari

Questo libro è stato scritto “on the road” da Maurizio Molinari, utilizzando i mezzi che aveva con sè per prendere appunti durante i viaggi e i trasferimenti fatti in Italia da quando dal gennaio del 2016 è diventato direttore de La Stampa, elencando i dodici motivi che secondo lui hanno generato quest’ondata populista e sovranista, ormai maggioranza nel nostro Paese sia in termini di voti che di base culturale:

Aggrediti dalle diseguaglianze, sorpresi dai migranti, flagellati da imposte e corruzione, bisognosi di protezione e sicurezza, feriti dalla globalizzazione, inascoltati dai partiti tradizionali e rafforzati nella capacità di esprimersi dall’avvento dell’informazione digitale, gli italiani con le elezioni del 4 marzo 2018 hanno reagito consegnando le proprie sorti al primo governo populista dell’Europa occidentale, con il risultato di innescare un domino di eventi sul Vecchio Continente dalle conseguenze imprevedibili.

Il sovranismo è senza dubbio il nuovo protagonista sulla scena italiana ed europea di questi anni. Nell’Ottocento il nostro continente è stato culla del nazionalismo che portò alla nascita di gran parte degli stati contemporanei, ma se un tempo la sovranità che i popoli rivendicavano era finalizzata alla creazione di stati unitari (si pensi al Risorgimento italiano) oggi il sovranismo vuole riscoprire le singole realtà geografiche allontanandosi da norme legislative, alleanze politiche e patti commericali che sono visti in modo dannoso.

Carburante che alimenta tutto questo, e che non è assolutamente da sottovalutare, è l’impoverimento generale degli italiani, in particolare della classe media. I dati Istat parlano chiaro e fotografano una situazione alla quale gli esponenti del centro-sinistra non hanno saputo dare una risposta adeguata in tempi recenti. Anzi, più parlavano di ripresa e di visione ottimistica del futuro, e più sembrava come se i leader e la maggioranza della popolazione si trovassero a vivere nello stesso spazio fisico, ma in due periodi storici differenti.

Quando la politica si separa dalla realtà e dal vissuto dei cittadini la risposta non può che essere sconvolgente e di impatto, e per fortuna è avvenuta per adesso soltanto dentro i seggi elettorali. Da qui infatti la risposta, spesso sopravvalutata, dei populisti vincenti: la loro potente macchina social che produce continuamente una narrazione aderente a ciò che la gente vuole sentirsi dire.

Conclude Molinari: “Più a lungo mancheranno le risposte a diseguaglianze, migrazioni e corruzione, più crescerà l’ondata di rivolta contro l’establishment, nazionale ed europeo. Perché le attese e i bisogni del ceto medio indebolito sono molto alti, la perduranza di queste ferite nazionali è destinata a spingere famiglie e singoli verso posizioni sempre più estreme. Chiunque ritenga che il populismo italiano possa essere un fattore passeggero, una circostanza occasionale, incorre nel grave errore di sottovalutare l’impatto che diseguaglianze, migrazioni e corruzione hanno su una moltitudine di cittadini. È lo stesso errore che è stato compiuto dai partiti centristi nell’ultimo quarto di secolo”.

Filippo Piccini

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