23 luglio 1914: l’ultimatum alla Serbia

Quando il 28 giugno 1914, lo studente bosniaco Gavrilo Princip uccide a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando l’erede al trono d’Austria-Ungheria e sua moglie, mentre attraversano in auto scoperta le vie della capitale della Bosnia, a Vienna l’indignazione è enorme. Il governo decide di trasformare il grave incidente in un’occasione per liquidare la Serbia, punto di riferimento del nazionalismo slavo nei Balcani e pericoloso focolaio di irredentismo per i popoli dell’impero Asburgico.

Ottenuto l’appoggio dell’alleato tedesco, il 23 luglio 1914 l’Austria impone alla Serbia un durissimo ultimatum, nel quale si richiede tra l’altro la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini sui mandanti dell’attentato. Accettare, per la Serbia, sarebbe corrisposto a rinunciare alla propria sovranità.

Forte del sostegno russo il governo serbo rifiuta di sottostare alle richieste austriache. Lo scontro è inevitabile. Il 28 luglio 1914 l’Austria dichiara guerra alla Serbia e dà inizio alle operazioni militari, innescando così la prima guerra mondiale: la Russia, per sostenere la Serbia, ordina la mobilitazione generale, venendo in tal modo a minacciare l’Austria e la Germania. Di fronte a questo pericolo la Germania dichiara guerra alla Russia (31 luglio); la Francia, alleata della Russia, entra anch’essa in guerra (2 agosto); e pochi giorni dopo anche l’Inghilterra, che si vedeva minacciare il suo predominio nel mare del Nord, interviene nel conflitto (4 agosto).

L’Italia, nonostante facesse parte della Triplice Alleanza con Austria-Ungheria e Germania fin dal 1882, proclama la propria neutralità, perchè il trattato di alleanza aveva carattere difensivo e non offensivo, mentre in questa occasione era stata l’Austria stessa a provocare la guerra; il medesimo trattato dichiarava che, se l’Austria o l’Italia fossero state costrette a mutare lo «status quo» in Oriente, avrebbero dovuto prendere precedenti accordi sul principio del reciproco compenso, mentre in questa occasione l’Austria aveva dichiarato la guerra all’insaputa dell’Italia.

La partecipazione del nostro Paese alla prima guerra mondiale avverrà soltanto il 24 maggio 1915, circa dieci mesi dopo l’avvio del conflitto, durante i quali il paese conobbe grandi mutamenti politici, con la rottura degli equilibri giolittiani e l’affermazione di un quadro politico rivolto a mire espansionistiche, legate al fervore patriottico e a ideali risorgimentali.

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