Pd, depositata la mozione di sfiducia contro Salvini

Alla fine la mozione contro il vice premier Matteo Salvini è arrivata. Oggi stesso è stata presentata e a siglarla oltre ai 52 senatori del partito democratico anche l’ex esponente del M5s Gregorio De Falco e Riccardo Nencini. «Appare di una gravità assoluta», si legge nel documento, che «il Ministro dell’interno avrebbe rilasciato dichiarazioni mendaci in almeno due importanti occasioni», come «confermata proprio dalle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio» ieri in Aula al Senato.

La mozione di sfiducia dei senatori Pd ripercorre l’intera vicenda che collegherebbe la Lega alla Russia a partire dalla registrazione pubblicata il 10 luglio 2019, dal giornale americano online, BuzzFeed. Vengono poi ricordate «le interrogazioni» del Pd presentate «sia alla Camera che al Senato, nonché ripetute le richieste di chiarimento in Assemblea e nelle Commissioni». Viene specificato inoltre nel documento che «appare particolarmente grave» non aver chiarito se Salvini «sia a conoscenza o meno di possibili ingerenze di potenze straniere nella gestione dei dati e delle informazioni sulla rete e della manipolazione del consenso sul web ad opera di potenze straniere, con particolare riferimento allo svolgimento delle elezioni politiche del nostro Paese e delle elezioni europee».

«Il Ministro dell’interno – si legge ancora nella mozione – ha sostenuto in questi giorni con forza che querelerò chiunque osi accostare i fondi russi alla Lega» i dem si chiedono «Perché Salvini non querela Savoini? Forse – scrivono – la risposta si trova nella impossibilità di querelare un suo stretto collaboratore che apparentemente stava parlando per suo conto».

Ecco cosa si legge nella mozione di sfiducia

Il Senato, premesso che: in data 10 luglio 2019, il giornale americano online, BuzzFeed, ha pubblicato la registrazione di una riunione tenutasi il 18 ottobre 2018 al Metropol hotel di Mosca tra persone appartenenti al partito della Lega per Salvini Premier e alcune persone di nazionalità russa, fra cui esponenti di una società pubblica russa;

secondo quanto riportato dalle notizie pubblicate sul sito “l’incontro avvenuto tra sei uomini – tre russi e tre italiani – avrebbe avuto lo scopo esplicito di finanziare in modo illecito il partito della Lega per Salvini Premier e la sua campagna elettorale per le Europee”;

una delle sei persone presenti all’incontro, che avrebbe consentito lo sviluppo di questo negoziato, è Gianluca Savoini, iscritto alla Lega dal 1991, fondatore nel 2014 dell’Associazione Lombardia-Russia – mentre era portavoce del Segretario della Lega, Matteo Salvini, e responsabile per i rapporti con la Russia – e, attualmente, vice Presidente, indicato dalla Lega, del Comitato Regionale per le Comunicazioni Lombardia, Corecom;

dalle notizie emerse non è affatto chiaro quali siano i rapporti che intercorrono tra il Ministro dell’interno e il partito Russia Unita, con il quale lo stesso Salvini, allora segretario della Lega, concluse un protocollo d’intesa nel quale è previsto un partenariato confidenziale tra i due partiti;

il Gruppo parlamentare Partito Democratico ha presentato su questo punto diverse interrogazioni, sia alla Camera che al Senato, nonché ripetute richieste di chiarimento in Assemblea e nelle Commissioni, ritenendo che si tratti di una questione molto rilevante per i rischi che è suscettibile di far correre alla sicurezza nazionale del nostro Paese;

appare molto preoccupante l’assoluta mancanza di informazioni su quali persone il Ministro dell’interno abbia incontrato, nel corso delle visite di Stato in Russia, oltre quelle presenti agli incontri ufficiali;

particolarmente grave è poi la circostanza, mai chiarita dal Ministro, nonostante formale interrogazione presentata in tal senso, se egli sia a conoscenza o meno di possibili ingerenze di potenze straniere nella gestione dei dati e delle informazioni sulla rete e della manipolazione del consenso sul web ad opera di potenze straniere, con particolare riferimento allo svolgimento delle elezioni politiche del nostro Paese e delle elezioni europee;

al di là dei profili di rilevanza penale, occorre sottolineare l’influenza che i fatti riportati possono avere sugli assetti geopolitici dell’Italia, sulla sua collocazione europeista e transatlantica, sulla politica economica, estera ed energetica del Governo, nonché sull’avvenuto svolgimento dell’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia svoltasi il 26 maggio 2019 e, di conseguenza, sulla vita democratica e sull’indipendenza dell’Italia da condizionamenti esterni, sui sistemi di alleanza internazionali di cui l’Italia è parte dalla fine della seconda guerra mondiale e sulla sua credibilità e affidabilità all’interno degli stessi;

nonostante l’assoluta delicatezza e gravità dei fatti riportati, nonostante le ripetute sollecitazioni pervenute in tal senso dalle forze di opposizione, e, facendosi tramite della loro richiesta, dallo stesso Presidente della Camera dei deputati, nonché da taluni esponenti della sua stessa maggioranza governativa, il Ministro dell’interno ha ripetutamente ignorato la richiesta di presentarsi in Parlamento per una informativa urgente, come sarebbe stato doveroso per la tutela e la credibilità della stessa azione di Governo e per rassicurare il Paese sulla collocazione internazionale dell’Italia e sulla salvaguardia dei suoi rapporti con l’Unione europea: del resto il 10 ottobre 1947 lo stesso Costantino Mortati proclamava all’Assemblea Costituente che: “L’obbligo dei membri del Governo di intervenire alle sedute delle Camere emerge dalla natura stessa del Governo parlamentare, che esige una immediatezza e continuità di rapporti fra Governo e Camere, appunto per il principio della responsabilità del Governo di fronte alle Camere.”;

considerato, infine, e soprattutto che:

appare di una gravità assoluta la circostanza, confermata proprio dalle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio dei ministri nell’Aula del Senato il 24 luglio 2019, che il Ministro dell’interno avrebbe rilasciato dichiarazioni mendaci in almeno due importanti occasioni;

in un primo momento, infatti, il Ministro dell’interno aveva sostenuto di non essere in alcuna relazione con la presenza del signor Savoini a una cena offerta dal Presidente del Consiglio dei ministri, Conte, al Presidente Putin a Villa Madama, mentre da notizie a mezzo stampa, confermate dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, si è appreso che il signor Savoini sarebbe stato invitato proprio su esplicita richiesta del signor Claudio D’Amico, che nell’organigramma degli uffici di diretta collaborazione del Vice Presidente del Consiglio e Ministro dell’interno Matteo Salvini, pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri, figura, in qualità di Consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale;

è paradossale che il signor Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del Presidente del Consiglio e anche socio in affari di Savoini nella società di consulenza (la “Orion Lee” con sede a Mosca) e suo stretto collaboratore nell’Associazione Lombardia Russia, non sia stato rimosso dal suo incarico nonostante i fatti riportati;

rilevato che:

il Ministro dell’interno ha sostenuto in questi giorni con forza che querelerà chiunque osi accostare i fondi russi alla Lega, affermazione, peraltro, già contraddetta dalla registrazione riportata dal giornale online BuzzFeed, secondo cui l’incontro avvenuto tra sei uomini – tre russi e tre italiani – avrebbe avuto lo scopo esplicito di finanziare il partito della Lega e la sua campagna elettorale per le Europee. Quindi l’unica persona che il Ministro Salvini dovrebbe querelare è Savoini che nel corso di quell’incontro parla di finanziamenti, di elezioni europee e del ruolo della Lega nel prossimo futuro a livello europeo (“(…) Il prossimo maggio ci saranno le elezioni europee. Vogliamo cambiare l’Europa. (…) Vogliamo iniziare una grande alleanza con questi partiti che sono pro Russia (…)).” Perché Salvini non querela Savoini? Forse la risposta si trova nella impossibilità di querelare un suo stretto collaboratore che apparentemente stava parlando per suo conto;

rilevato inoltre che:

è fondamentale sapere quale sia l’opinione del Ministro dell’interno sulle sanzioni nei confronti della Russia considerato che il 17 ottobre 2018 – come riportato dal quotidiano “La Repubblica” – aveva affermato: “Sono convinto che siano un’assurdità sociale, culturale ed economica, e cercheremo di spiegare e convincere tutti i nostri partner di questo, anche durante le discussioni a livello europeo”. Peccato che le sue esternazioni contro le sanzioni si fermino alle dichiarazioni rese ai giornali e non si siano tradotte in alcun modo in iniziative del Governo facendo perdere al nostro Paese credibilità a livello internazionale in un’assoluta mancanza di chiarezza e di trasparenza;

considerato infine che:

inoltre, il Presidente del Consiglio dei ministri, Conte, dichiarando nell’Aula del Senato il 24 luglio 2019, che: “la visita a Mosca del 17 e 18 ottobre 2018 del Ministro dell’interno, vice presidente Salvini, è stata organizzata direttamente dal Ministero dell’Interno ed è consistita nella sua partecipazione all’Assemblea generale del 2018 di Confindustria Russia, cui risulta abbia partecipato anche il signor Savoini”, ha non solo contraddetto platealmente le precedenti dichiarazioni del Ministro in merito al fatto di non sapere della presenza di Savoini  a Mosca nell’ottobre 2018, ma di fatto ha sancito che il Ministro dell’interno ha pubblicamente, e in almeno due circostanze, mentito su fatti delicatissimi di cui era a conoscenza:

per tali motivi:

visto l’articolo 94 della Costituzione;

visto l’articolo 161 del Regolamento della Senato della Repubblica;

esprime la propria sfiducia al Ministro dell’interno, Matteo Salvini.

fonte: LASTAMPA.it

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