El Paso e Dayton, weekend di terrore negli Usa: due stragi e 29 morti

Un duplice attacco a distanza di poche ore. Raffiche di colpi sparati con armi pesanti, corpi a terra in pozze di sangue. E’ un weekend di terrore quello vissuto negli Stati Uniti, a El Paso, in Texas, e a Dayton, in Ohio. La follia cieca di due killer ha provocato una strage: sono almeno 20 i morti al supermercato Walmart della cittadina al confine con il Messico; nove, invece, le vittime nel Midwest, dove il killer ha aperto il fuoco in un bar, prima di essere ucciso a sua volta. Decine i feriti, mentre sono già iniziate le polemiche sul possesso di armi in Usa, per molti fin troppo facile.

L’assalto al Walmart di El Paso
A El Paso sono appena passate le dieci del mattino quando un uomo, Patrick Crusius, originario di Allen, vicino Dallas, fa irruzione in un centro commerciale. E’ il Cielo Vista, il più popolare e frequentato della città. Crusius ha un kalashnikov in mano. E’ solo. Indossa una maglietta nera, pantaloni cargo chiari, occhiali da sole e cuffie, per smorzare il rumore dei colpi. Spara a raffica, in maniera indiscriminata, per un’ora. La gente, in preda al panico, corre, cerca riparo, si nasconde come può; urla e piange. Qualcuno trova la via d’uscita e si allontana, mentre gli altri negozi del centro commerciale abbassano le saracinesche. Altri restano come intrappolati, negli stessi momenti in cui sul posto arrivano agenti di polizia, uomini dell’esercito, perfino l’Fbi. Da Airway Boulevard ad Hawkins Boulevard, l’intera zona a Nord della statale 10, non lontano dall’aeroporto internazionale di El Paso, viene transennata dalle autorità. Intanto, Crusius continua a sparare. Venti persone sono colpite a morte e tra queste anche quattro bambini.

Le notizie della strage arrivano rapidamente fino in Nevada. Qui, sul palco del Forum dell’American Federation of State, c’è Beto O’Rourke, il candidato democratico in corsa per la Casa Bianca, che è proprio di El Paso. O’Rourke chiama subito la famiglia, interrompe la campagna elettorale: “Devo tornare a casa, voglio essere vicino alla mia gente”, dice, ribadendo gli appelli della polizia a restare lontani dal luogo della sparatoria. Crusius viene fermato solo a mezzogiorno. Ha agito da solo, confermeranno gli agenti, che indagano su un possibile “crimine d’odio”, un crimine che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump definisce su Twitter “un atto vigliacco”.

Il manifesto suprematista
Il killer è riconosciuto come l’autore di un manifesto postato sul web già due anni fa, nel 2017, dove dice di odiare gli ispanici. E proprio molti cittadini ispanici figurano tra le vittime della sua follia, in una città in questi mesi al centro della crisi dei migranti negli Usa, non lontana dalla terribile struttura di detenzione di Clint, dove i bambini sono tenuti nelle gabbie.

Il post poco prima della sparatoria: “Risposta all’invasione ispanica del Texas”
“Questo attacco è una risposta all’invasione ispanica del Texas” recita uno dei passaggi del manifesto non firmato, intitolato The Inconvenient Truth, postato online una ventina di minuti prima della sparatoria. Gli investigatori stanno tentando di capire se è stato scritto da Patrick Crusius. Nel documento, l’autore afferma di sostenere il killer delle moschee di Christchurch (il suprematista bianco Brenton Tarrant) e il suo manifesto.

Sul profilo Twitter contenuti pro-Trump
Sul profilo twitter di Crusius comparivano retweet di dichiarazioni del presidente Donald Trump, nonché post a favore del repubblicano e, soprattutto, dei suoi sforzi per costruire un muro anti-migranti al confine con il Messico. Lo scrivono i media statunitensi, sottolineando che l’account è stato chiuso.

La procura chiederà la pena di morte
Lo stato del Texas chiederà la pena di morte per Cruisis. Lo ha annunciato il procuratore distrettuale che ha competenza nella zona dove è stato commesso il massacro. Gli inquirenti classificano l’attacco come un caso di “terrorismo interno”.

Passano poche ore e l’incubo si ripete in Ohio
A Dayton la polizia è allertata in piena notte, intorno all’una, ora locale. Qualcuno segnala dei colpi d’arma da fuoco fuori da un bar in un distretto di Oregon. E’ il quartiere dei pub, dei ristoranti e dei locali notturni della città. In pochi istanti arrivano le forze dell’ordine. L’area viene evacuata e transennata. A testimoniare l’orrore dell’ennesima strage sono soprattutto le immagini postate sui social da alcuni testimoni. La gente corre all’impazzata, terrorizzata, mentre si sente il rumore dei colpi sparati da un fucile d’assalto.

9 persone uccise in meno di un minuto. Tra le vittime anche sua sorella
Jae Williams, un testimone contattato dalla Bbc, ha raccontato che stava assistendo all’esibizione di un rapper quando è stata ordinata l’evacuazione. “Ero sotto shock”, ha detto ancora scosso. “Siamo tutti andati via rapidamente. Ci è stato ordinato di evitare l’area di Oregon. Sono salito sulla mia auto, vedevo poliziotti e ambulanze” ovunque.

Il killer, identificato come il 24 enne Connor Betts, è stato ucciso dalla polizia, dopo avere assassinato nove persone, tra cui anche sua sorella Megan, 22 anni. “E’ stato neutralizzato in meno di un minuto dalla polizia, ma in quel breve tempo è riuscito a uccidere nove persone e ferirne altre 27” ha dichiarato la sindaca della città, Nan Whaley, aggiungendo che 15 dei feriti hanno potuto lasciare l’ospedale.

A quanto afferma la Cbs, Betts non aveva precedenti penali. Dalla sua pagina Linkedin risulta che fosse uno studente di psicologia iscritto al Sinclair Community College. In passato aveva svolto alcuni lavori, uno dei quali a una stazione di benzina. L’Fbi e le autorità locali hanno eseguito un mandato di perquisizione nella casa della famiglia di Betts, a Bellbrook, a circa 25 miglia a sud di Dayton.

Il killer non avrebbe agito da solo
Secondo il Dayton Daily News, non avrebbe agito da solo e le forze di sicurezza starebbero cercando un secondo uomo, sospettato di essere coinvolto nella sparatoria. Il sospetto avrebbe lasciato la zona a bordo di una jeep scura. La strage di Dayton è la terza in pochi giorni. Appena una settimana fa un 19 enne di origini italo-iraniane, con simpatie suprematiste, aveva aperto il fuoco sulla folla del Garlic Festival di Gilroy, in California, uccidendo tre persone, tra cui un bambino di 6 anni e un’adolescente di 13.

fonte: RaiNews.it

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