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Rousseau: il 79,3% ha detto sì al governo M5S-Pd. Di Maio: “Voto plebiscitario”. Salvini: “Vergognoso mercato delle vacche”

Scampato pericolo.  Il 79,3% dei votanti su Rousseau – il sito web gestito da Davide Casaleggio – ha scelto di dire di Sì all’accordo di governo al quale Pd e del M5S avevano lavorato nelle ultime settimane. Ne dà l’annuncio Luigi Di Maio in conferenza stampa a Montecitorio: «Dobbiamo essere molto orgogliosi – dice -. Adesso si passa all’ultimo miglio, la squadra di governo che deve lavorare per migliorare la qualità della vita delle persone. Non sarà un governo di destra o di sinistra».

E aggiunge: «Il M5S ha garantito la stabilità di questo Paese», sostiene Di Maio. «Siamo e resteremo sempre, in una democrazia parlamentare come questa, l’ago della bilancia». Poi, il passaggio più importante: «Abbiamo assicurato la continuità della presidenza del Consiglio. Vuol dire che tutte le relazioni internazionali ed europee costruite fino ad oggi non saranno azzerate, ma resteranno in piedi per migliorare la vita degli italiani».

Domani (mercoledì 4 settembre) Giuseppe Conte andrà quindi al Quirinale per sciogliere la riserva e nel pomeriggio potrebbe già esserci il giuramento di fronte al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «A Conte riconosco il ruolo di garante del governo – sottolinea Di Maio -. Quando dico che Conte è super partes, non lo faccio per prendere le distanze da lui». Poco dopo il leader M5S, parla anche Casaleggio: «Sono molto contento di questa giornata perché si è dimostrato che i cittadini possono partecipare attivamente al futuro della comunità e di scrivere la storia di questo governo. È un esempio di cittadinanza digitale»..

L’affluenza al voto è in effetti un record di partecipazione al processo decisionale di un partito politico: «79.634 votanti», certifica il documento dell’associazione Rousseau, firmato dal notaio milanese Valerio Tacchini e verificato dalla società esterna Sighup. Di questi, in 63.146 hanno dato il loro benestare al governo gialloverde, facendo tirare un sospiro di sollievo al segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti: «Ora andiamo a cambiare l’Italia», twitta poco dopo la pubblicazione dei risultati sul blog del Movimento.

Ma ancor più rasserenato, forse, è il presidente della Camera Roberto Fico. Lui, più di tutti i colleghi di partito aveva tifato per la nascita di un governo Pd-M5S; e sempre lui, nei colloqui riservati con i suoi, si era mostrato scettico rispetto alla scelta di vincolare il Conte II ad un voto su Rousseau. «Non si può parlare di democrazia diretta se i cittadini non sono stati informati su quel che stanno votando. Sarà invece un voto di pancia», aveva messo in guardia il deputato M5S Luigi Gallo, esponente della corrente più ortodossa dei 5S.

Ma è un plebiscito. E come già tante volte era accaduto nella storia del Movimento, conferma la volontà dei vertici che negli ultimi giorni avevano spinto per convincere i loro iscritti della bontà di questa trattativa. Così, un voto che rischiava di spaccare il Movimento, lo ha invece ricompattato. Lasciando in un angolo gli ex alleati della Lega.

Matteo Salvini prepara il suo partito all’opposizione, dopo aver provocato – con esiti politici disastrosi – una crisi di governo in pieno agosto: «Sono contento di essere fuori da questo mercato delle vacche disgustoso». Dà ai suoi appuntamento a Pontida il 15 settembre e poi in piazza a Roma, a ottobre, perché – dice –  «Per me l’onore e la dignità valgono più di mille poltrone». E un’ultima stoccata la riserva a Conte: «Da avvocato del popolo ad avvocato dei poteri forti, con il diktat dalla Merkel».

fonte: LASTAMPA.it

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