Al via l’Europa di Ursula von der Leyen

von der leyen juncker

Paolo Gentiloni ha ottenuto ciò che voleva: il portafoglio agli Affari Economici, che per la prima volta finirà a un italiano. «Cercherò di onorare l’Italia e lavorerò nell’interesse di tutti i cittadini europei». Ma l’ex premier italiano non sarà nel gruppo di vertice della commissione guidata da Ursula von der Leyen, strutturata con un sistema piuttosto piramidale.

La presidente ha infatti deciso di nominare tre vice-presidenti esecutivi, ognuno responsabile dei tre settori da lei definiti prioritari: Green Deal (l’olandese Frans Timmermans), Digitale (la danese Margrethe Vestager, che continuerà a guidare la Concorrenza) ed Economia (il lettone Valdis Dombrovskis avrà la supervisione dei settori economici e continuerà ad occuparsi dei servizi finanziari). Un socialista, una liberale e un popolare, rispettando alla lettera il manuale Cencelli europeo. «Sarà una Commissione geo-politica» ha detto la von der Leyen (Juncker amava definire la sua «una Commissione politica» per rispondere a chi lo criticava definendo l’esecutivo Ue un organo burocratico).

Ci saranno poi altri cinque vice-presidenti: oltre allo spagnolo Josep Borrrell (Alto rappresentante per la politica estera), von der Leyen ha deciso di premiare l’Est (seppur con deleghe all’apparenza ancora ambigue e in alcuni casi contrastanti tra fi loro). La ceca Vera Jurova si occuperà di Trasparenza e Valori, lo slovacco Maros Sefcovic di relazioni interistituzionali e la croata Dubravka Suica di Democrazia e Demografia. Completa il quadro il greco Margaritis Schinas (portavoce uscente della Commissione), che avrà il compito di «proteggere il nostro stile di vita europeo» e si occuperà di immigrazione.

L’austriaco Johannes Hahn avrà il bilancio, il belga Didier Reynders la Giustizia (e lo Stato di diritto), mentre la francese Sylvie Goulard avrà la delega al mercato interno, all’industria e alla Difesa. Confermate le aspettative per l’irlandese Phil Hogan (Commercio), per il lussemburghese Nicolas Schmit (al Lavoro) e per il polacco Janusz Wojciechowski (Agricoltura). Completano la squadra la bulgara Mariya Gabriel (Innovazione), la cipriota Stella Kyriakides (Salute), la finlandese Jutta Urpilaien (partnership internazionali), l’ungherese Laszlo Trocsanyi (Allargamento), il lituano Virginijus Sinkevicius (Ambiente e oceani), la maltese Helena Dailli (Uguaglianza), la portoghese Elisa Ferrreira (Politiche di Coesione), lo sloveno Janez Lenarcic (gestione delle crisi) e la svedese Ylva Johansson (Affari Interni).

Gentiloni si occuperà anche di fiscalità, in particolare avrà il compito di sviluppare la Web Tax e la Carbon Tax (o almeno di provarci). Sui rapporti con Dombrovskis, su chi avrà l’ultima parola quando bisognerà valutare i conti pubblici italiani, von der Leyen ha stoppato sul nascere le speculazioni dicendo che «tutte le decisioni saranno condivise dal collegio dei commissari». Ma ovviamente il lettone avrà un ruolo di supervisore. In un paio di occasioni la presidente ha citato il nuovo ministro dell’Economia italiano, specialmente quando le è stato chiesto delle resistenze di alcuni governi sulla nomina di Gentiloni: «Gualtieri sa quali quali sono le aspettative nei confronti dell’Italia e credo che riusciremo a fare progressi su questi aspetti nel quadro delle regole concordate».

Più che una mano tesa a Roma, quindi, un avvertimento: «Gualtieri conosce molto bene il Patto di Stabilità e le norme sulle quali in Europa ci siamo messi d’accordo. Se le rispettiamo, staremo tutti meglio». Per essere ancora più netta: «Le norme sono chiare, i limiti sono chiari, la flessibilità è chiara. All’interno di questo quadro affronteremo le diverse possibilità con Gentiloni, Gualtieri e Dombrovskis».

fonte: LASTAMPA.it

Condividi:
  • 2
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

© 2012-2019 virgoletteblog.it ideato e realizzato da Filippo Piccini

Log in with your credentials

Forgot your details?