La tua patria è il mondo intero // Lorenzo Marsili

Lorenzo Marsili, filosofo, attivista e collaboratore di numerose testate internazionali e italiane (“The Guardian”, “Al Jazeera”, “The Nation”, “il Fatto Quotidiano”), ha lavorato nel giornalismo culturale a Londra e Pechino, dove ha ideato la rivista di culto “Naked Punch”. Ha fondato la ONG European Alternatives e con Yanis Varoufakis ha lanciato il movimento europeo DiEM25.

Il grande scarto fra un mondo in impetuosa trasformazione e una politica nazionale divenuta inconcludente avanspettacolo è sotto gli occhi di tutti. Oltre qualunque peculiarità italiana, la crisi globale del nostro tempo vede un complesso di sfide economiche, ecologiche, tecnologiche e migratorie che nessuno stato nazionale è più in grado di governare. Questo porta a una straordinaria provincializzazione delle nostre forme politiche rispetto alle sfide che l’umanità si trova ad affrontare.

L’organizzazione nazionale non garantisce più la tenuta e il pieno esercizio dell’agenzia politica e civica in una società che ha oramai travalicato ogni confine. Proprio da qui deriva la politica debole, impotente e incattivita che ci troviamo a confrontare oggi – dalle Filippine agli Stati Uniti, dal Brasile all’Italia. Per quanto possa apparire paradossale, è precisamente dal tramonto degli stati nazionali che scaturisce la grande insorgenza nazionalista della nostra epoca. Schiacciati dallo scarto fra una storia oramai mondiale e una politica rimasta tragicamente ancorata alla dimensione nazionale, ci ritroviamo tutti quanti come soggetti coloniali in un impero senza volto.

Solo un nuovo internazionalismo e la costruzione di un nuovo movimento di liberazione mondiale potrà restituire alla democrazia il potere di guidare e non subire il futuro. Da dove cominciare? Non dalle tante proposte astratte di riforme istituzionali, ma da un nuovo protagonismo civico e da un nuovo modo di fare politica e cultura che riguarda tutti quanti noi, fin da subito. È una sfida che proietta proprio l’Europa e il suo destino al centro della scena mondiale.

“Per comprendere quanto le categorie della modernità siano oramai incapaci di leggere il presente e dunque di fornirci i punti cardinali indispensabili ad orientarci, basti pensare a tre prove mondiali con cui l’umanità è costretta a confrontarsi: caos climatico, intelligenza artificiale, ineguaglianza.
Sappiamo bene quanto il baricentro del mondo si stia spostando. Sappiamo che nel giro di pochi decenni nessuna delle economie europee sarà fra le prime otto. Sappiamo che, già oggi, l’unico ecosistema digitale alternativo e pari grado della Silicon Valley è quello cinese e che sull’intelligenza artificiale, la vera macchina a vapore del ventunesimo secolo, è in corso una nuova guerra fredda fra Stati Uniti e Cina che taglia interamente fuori il Vecchio Continente. Sappiamo che la demografia, che per tanti secoli ha favorito una piccola penisola asiatica chiamata Europa – una penisola che delle sue genti, come migranti e come coloni, ha riempito il mondo –, si sia oggi drasticamente invertita: se nel 1900 l’Europa contava 400 milioni di abitanti e l’Africa 120 milioni, nel 2050 l’Europa ne conterà una manciata in più e l’Africa oltre 2 miliardi. La mappa cognitiva europea è impostata per orientarsi in un mondo che non esiste più.”

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