1 ottobre 1814: si apre il Congresso di Vienna

Si apre nella capitale austriaca il Congresso di Vienna, dove le quattro maggiori potenze riunite dall’alleanza antinapoleonica (Gran Bretagna, Prussia, Russia, Austria) si propongono di riportare l’Europa alla situazione politica precedente alla Rivoluzione Francese. Il principio di fondo seguito è quello della “legittimità” secondo cui devono essere restaurati i sovrani spodestati. Si concluderà solo nel giugno 1815, dopo la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo. La Restaurazione dell’Ancien Regime ridisegna le mappe dell’Europa.

Per la prima volta gli stati europei decisero che il modo giusto di mettere fine a una guerra fosse riunire tutti gli stati interessati e discutere una soluzione valida per tutti: un’idea che è sopravvissuta fino ad oggi. L’idea che i grandi conflitti e le questioni internazionali andassero risolte da riunioni a cui partecipavano tutte le nazioni coinvolte era oramai entrata nella cultura della diplomazia europea. Un secolo dopo, questa idea avrebbe assunto la forma della Società delle Nazioni e, a meno di 150 anni dalla chiusura del Congresso, avrebbe portato alla nascita delle Nazioni Unite.

Il Congresso di Vienna segna l’inizio dell’età della Restaurazione dove avanzava ispirata dal Romanticismo una nuova concezione della storia che smentiva quella illuminista basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la ragione. Le vicende della Rivoluzione francese e il periodo napoleonico avevano dimostrato che gli uomini si propongono di perseguire alti e nobili fini che s’infrangono dinanzi alla realtà storica. Il secolo dei lumi era infatti tramontato nelle stragi del Regime del Terrore e il sogno di libertà era sfociato nella tirannide napoleonica.

Da questa nuova visione della storia opera della volontà divina si promanano due visioni contrapposte: la prima è una prospettiva reazionaria che vede nell’intervento di Dio negli eventi umani una sorta di avvento di un’apocalisse che metta fine alla sciagurata storia degli uomini ai quali non rimane che volgersi al passato (così per esempio in François-René de Chateaubriand, in Joseph de Maistre), la seconda, che si potrebbe definire liberale, alla luce dell’ideale «conservare progredendo», vede invece nell’azione divina una volontà diretta, nonostante tutto, al bene degli uomini e auspica un nuovo cristianesimo per una nuova società (ad esempio: Lamennais, Saint Simon).

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