II Nobel per la Pace al premier etiope Abiy Ahmed

abiy ahmed

Il premio Nobel per la Pace al premier etiope Abiy Ahmed per «i suoi sforzi per realizzare la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare «per la sua iniziativa decisiva per risolvere il conflitto al confine con la vicina Eritrea».

Il premio, ha spiegato la presidente del Comitato norvegese dei Nobel, Berit Reiss-Andersen, mira a «riconoscere tutti gi attori che lavorano per la pace e la riconciliazione in Etiopia e nelle regioni dell’Africa dell’est e del nord-est»..

Il comitato norvegese sottolinea in particolare il ruolo del presidente eritreo Issaias Afeworki, perché «la pace non proviene dalle azioni di un singolo attore. Quando il primo ministro Abiy ha teso la mano, il presidente Afwerki l’ha afferrata e ha aiutato a formalizzare il processo di pace tra i due paesi».

«Siamo orgogliosi come nazione». È questa la prima reazione che arriva, su Twitter, dall’ufficio del primo ministro etiope Abiy Ahmed al conferimento del Nobel per la pace. L’ufficio ha anche diffuso un comunicato in cui si afferma «che questo riconoscimento è una testimonianza senza tempo degli ideali di unità, cooperazione e mutua esistenza che il primo ministro ha con coerenza difeso».

Abiy Ahmed, il premier etiope che ha fatto pace con l’Eritrea
Da molti considerato una speranza per l’Africa, il primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed ha dimostrato il suo coraggio politico con l’accordo di pace con l’Eritrea, una delle prime iniziative del suo governo, insediatosi nel 2018.

Combattuto fra il 1998 e il 2000, il conflitto fra i due paesi confinanti non si era poi formalmente concluso, creando forte tensione fra i due paesi confinanti. Ahmed ha scelto di accettare il verdetto dell’arbitrato internazionale del 2002 che assegnava all’Asmara il territorio conteso di Badme, aprendo la strada alla firma di un accordo di pace nell’estate 2018. L’abbraccio con il presidente eritreo Isais Afewerki e le visite reciproche nelle due capitali, la ripresa dei rapporti diplomatici e dei voli aerei fra Addis Abeba e l’Asmara hanno sollevato grandi entusiasmi, anche se la dittatura in Eritrea ha poi richiuso i confini, lasciando a metà il processo.

Giovane e carismatico, in un continente dove molti paesi sono governati da vecchi autocrati, il 43enne Ahmed ha rivoluzionato il suo paese con riforme politiche ed economiche. La sua storia personale è di per sé un simbolo di cambiamento: Ahmed è il primo capo di governo oromo, un’etnia largamente diffusa in Etiopia che si è sempre sentita discriminata politicamente, etnicamente e culturalmente. Ma Ahmed non vuole essere solo simbolo del riscatto oromo, quanto dell’unità fra le varie etnie che compongono l’Etiopia.

Nato ad Agaro, nella regione dell’Oromia, Ahmed proviene da una famiglia mista di cristiani e musulmani. Entrato nell’esercito è salito sino al grado di tenente colonnello. Successivamente è stato il fondatore e il direttore dell’agenzia di cyber sicurezza del governo, in un paese dove le autorità esercitano uno stretto controllo su Internet. Diventato poi ministro della Scienza e la Tecnologia, Ahmed è anche il leader della Organizzazione democratica del popolo oromo (Opdo), uno dei quattro partiti etnici che compongono Il Fronte Democratico Rivoluzionario del popolo etiope (Ersdf) al potere.

fonte: LASTAMPA.it

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