22 ottobre 1962: la Crisi dei missili a Cuba

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Il presidente John F. Kennedy annuncia alla televisione nazionale che aerei spia militari hanno scoperto l’esistenza di basi missilistiche sovietiche a Cuba. Il presidente ordina il blocco navale dell’isola e chiede lo sgombero dei missili.

Nei sei giorni successive la crisi precipita, mentre il mondo trema, sull’orlo di una guerra nucleare. Quando Kennedy pubblicizzò apertamente la crisi, il mondo intero entrò in uno stato di terrore. La gente incominciò a parlare e preoccuparsi apertamente di un’apocalisse nucleare, ed esercitazioni per una tale emergenza si tennero quasi quotidianamente in molte città.

Finalmente, il 28 ottobre, in cambio della segreta promessa degli USA di non invadere Cuba, il premier sovietico Nikita Khrushchev annunciò la volontà del suo paese di rimuovere le armi. Dopo un lungo periodo infatti di stretti negoziati venne raggiunto un accordo tra il presidente americano John F. Kennedy ed il presidente sovietico. Pubblicamente, i sovietici avrebbero smantellato le loro armi offensive a Cuba e le avrebbero riportate in patria, sotto verifica da parte delle Nazioni Unite e in cambio di una dichiarazione pubblica da parte statunitense di non tentare di invadere nuovamente Cuba. In segreto, gli Stati Uniti avrebbero anche acconsentito a smantellare tutti i PGM-19 Jupiter, di loro fabbricazione, schierati in Turchia e in Italia.

La crisi terminò improvvisamente come era iniziata e il mondo tirò un grosso sospiro di sollievo.

In novembre Kennedy sollevò il blocco navale e i missili furono eliminati da Cuba entro la fine dell’anno. I comandanti militari statunitensi non furono però contenti del risultato. Curtis LeMay disse al presidente che fu “la più grande sconfitta della nostra storia” e che avrebbero dovuto invadere Cuba quello stesso giorno. Alcuni dei sostenitori della tesi secondo cui il presidente Kennedy, assassinato a Dallas nel novembre dell’anno successivo, fu vittima di un complotto, sostengono, pur in assenza di prove in tal senso, che il contrasto con i vertici militari emerso in occasione della crisi dei missili e proseguito in occasione della gestione della guerra del Vietnam da poco incominciata, ne fu una delle cause, e che in un certo senso l’assassinio di Kennedy fu un colpo di Stato mascherato.

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