Stupro Viterbo, condannati i due ex militanti di CasaPound

casapound viterbo

Due video della durata totale di circa 10 minuti raccontano una violenza ancora più lunga, durata due ore, e che – nella testa e nel cuore della vittima – resterà per sempre. E per quello stupro, avvenuto a Viterbo lo scorso 12 aprile, due persone sono state condannate in abbreviato: si tratta di Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci, entrambi ex militanti di Casapound. Per il primo il gup di Viterbo ha deciso una condanna a tre anni, mentre per Licci la pena è quella di 2 anni e 10 mesi. Poco, troppo poco secondo il legale della vittima, una 36enne viterbese. «La pena poteva essere anche superiore. Il danno alla mia cliente è stato enorme e i 40 mila euro di risarcimento sono pochi, per questo faremo appello», ha spiegato l’avvocato, Franco Taurchini ieri sera a margine della sentenza.

La violenza era avvenuta lo scorso 12 aprile al pub «Old Manners» di Viterbo. «Il rapporto è stato consensuale», si sono difesi i due minimizzando. Ma le ferite sul corpo di Chiara (nome di fantasia per tutelare la sua privacy) raccontano una storia diversa. L’occhio nero a causa del pugno, un dito rotto, lividi ovunque. «Ma le ferite vere sono quelle che porta dentro», ribadisce l’avvocato Taurchini. La donna ha incontrato quelli che saranno i suoi carnefici in un locale. «Non li avevo mai visti prima, ma sembravano simpatici», raccontava in sede di denuncia. Per questo decide di seguirli in un altro edificio che i due definiscono: «un pub di loro proprietà». Qui i tre continuano a bere «gratis». Poi accade qualcosa, uno dei due ragazzi si allontana verso il bancone e prepara un cocktail, un Negroni. La donna beve e da lì qualcosa inizia a cambiare. «Da quel momento la mia cliente ha cominciato a sentirsi male», spiega ancora il legale. «Determinante per la risoluzione del caso è stata la celerità», spiega chi ha condotto le indagini.

La Squadra Mobile e la Digos di Viterbo si sono presentati a casa dei due arrestati nel pomeriggio del 13 aprile, a poche ore dalla violenza. Questo è risultato determinante per l’acquisizione della «prova regina», il video. «Quelle immagini sono eloquenti e dimostrano la colpevolezza degli arrestati», spiega una fonte di polizia. Il corpo nudo della donna inquadrato durante le sevizie e Chiricozzi che esclama: «Dai, non fare così, divertiamoci un po’…» e poi fa le corna a favor di telecamera. Ma c’è poca luce e il consigliere comunale deluso esclama: «Cazzo non se vede niente!». «Nun ce semo?», domanda poco dopo Licci. Riprese che lasciano pochi dubbi agli inquirenti e che oggi, a un giorno dalla sentenza, fanno sembrare le due pene molto, troppo basse.

fonte: LASTAMPA.it

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