Quei bravi ragazzi // Martin Scorsese

quei bravi ragazzi

Dalle polemiche polverose al nuovo film “The Irishman”, il nome di Martin Scorsese ultimamente appare un po’ ovunque. Accantonando le sterili diatribe da condominio, e in attesa febbricitante del nuovo film di Scorsese, mi sono concessa il piacere di vedere nuovamente “Quei bravi ragazzi” (Goodfellas) del 1990, strepitosa storia di mafia, passioni e violenza.

Cullando, forse ingenuamente, la speranza che TUTTI abbiano assaporato il piacere di godersi questo capolavoro mi dilungherò ben poco sulla trama del film.

Henry Hill (Ray Liotta) è un ragazzino con dentro le vene mezzo sangue siciliano e mezzo irlandese che coltiva un’unica ambizione, diventare un goodfellas. Non è la violenza ad attrarlo, ma il potere emanato da quegli uomini contaminati dal crimine.

Henry vuole essere un gangster, vuole possedere fino in fondo quella vita costellata di rispetto e benessere economico. La sua ambizione è essere uno di loro, essere come loro e vivere in quell’esclusivo mondo dei sogni dove tutti ti portano rispetto.

La sua ascesa lo porterà ad addentrarsi sempre più nelle viscere della mafia tra omicidi, pestaggi, lusso sfrenato e crudeltà fino all’epilogo dove il castello di carte dorato crolla lasciando solo macerie e desolazione.

Martin Scorsese racconta la mafia epurando il film dal senso di colpa. I suoi “ragazzi” non sentono il peso delle violenze commesse, agiscono infatti seguendo unicamente i loro impulsi. Tutti tranne Henry che non prende mai fisicamente parte agli omicidi, pur rimanendone sempre invischiato, e che in parte non riesce a rinunciare alla sua parte “umana”.

Ciò che Scorsese ci mostra, a tratti anche in modo quasi comico, è il fenomeno sociale creato dall’essere un gangster. Le dinamiche intestine della “famiglia” stratificate su comportamenti ai quali non è possibile sottrarsi. Un circolo blindato che non ammette sgarri, dove una discussione può essere risolta con un pestaggio o con un buco scavato nella terra.

E’ sorprendente come Martin Scorsese riesca a mescolare black humor e violenza, portando lo spettatore a camminare il bilico tra orrore e sorrisi. Quei “bravi ragazzi” ti stanno simpatici e allo stesso tempo ti inorridiscono. Sono apparentemente gentili, ma nascondono un sorriso da squali.

Scorsese arruola poi un cast monumentale per il suo film tra cui possiamo ammirare Joe Pesci, Paul Sorvino, Robert De Niro, Lorrain Bracco e Ray Liotta e vi garantisco che non basterebbe un fiume d’inchiostro per tessere le lodi di ognuno!

Se siete tra quelli che non hanno “vissuto” questo film strepitoso… fatelo! Mi raccomando però… non date mai del “buffo” a un goodfellas!

Buona Visione

Serena Aronica

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