LE SARDINE, L’ITALIA MIGLIORE S’È DESTA

berlinguer l'unità

Nel giro di neanche un mese abbiamo assistito alla vera e propria esplosione mediatica e partecipativa del movimento così definito delle “Sardine”. Quattro trentenni, studenti di Bologna, hanno organizzato un evento come tanti su Facebook, nel quale hanno invitato a presiedere la piazza della loro città, dove si sarebbe dovuto tenere il comizio di apertura della campagna elettorale di Matteo Salvini in appoggio alla candidata del suo partito alle elezioni regionali in Emilia Romagna del prossimo 26 gennaio.

A differenza però di molti eventi che si organizzano online, spesso dettati da una diffusa autoironia soprattutto se contornati dal richiamo alla massa, questa volta la partecipazione e l’attenzione sono stati altissimi. Si è trattato da subito di un successo e le manifestazioni che sono seguite anche in altre città, da Modena fino ad arrivare a Palermo, Torino, Genova, Firenze e Napoli solo per elencarne alcune, stanno dimostrando che non si è trattato di un semplice fenomeno del momento, ma di una risposta ad un’esigenza ben precisa.

Non è un mistero che, così come descritto nell’ultimo articolo di stampa estera che abbiamo proposto nella nostra rubrica dedicata, ci sia nel mondo in questo preciso momento una generalizzata voglia di piazza, di manifestare e di stare insieme. Probabilmente dovuta da un lato all’ansia nei confronti del prossimo futuro, gli anni ’20, sempre più misteriosi ed incerti come non mai; ma dall’altro anche da una sorta di reflusso di questi tempi in cui internet e più in particolare i social, hanno preso il sopravvento e ci hanno fatto preferire la vita virtuale a quella reale.

Il leader delle Sardine Mattia Santori spiega infatti che Berlusconi ha scoperto le televisioni, Grillo ha scoperto internet, Salvini ha scoperto i social e loro hanno riscoperto le piazze, come antidoto migliore per riappropriarsi di una dialettica più umana e meno falsificata come viene invece adottata negli altri media. Ovviamente utilizzando anche tutti i precedenti strumenti, ma rimettendo al centro il cittadino che con la sua presenza fisica in piazza riassume anche la propria responsabilità partecipativa rispetto alla politica; il messaggio è che se il cittadino si spende lui stesso scendendo in piazza a manifestare, può realmente cambiare qualcosa piuttosto che lamentarsi soltanto criticando passivamente chi ha il potere decisionale. Questo elemento infatti è ciò che li differenzia sostanzialmente dai così detti Vaffa Day di una decina di anni fa ed in parte dal Popolo Viola che fu, dove il collante era proprio l’antipolitica e l’odio contro i governanti considerati una casta, premessa attorno alla quale ci si riuniva.

Ciò che le Sardine contestano, oltre a voler sottolineare i fondamenti su cui si basa la nostra repubblica, ovvero l’antifascismo ed il rispetto della democrazia, è la comunicazione di cui fanno uso i leader populisti e sovranisti nostrani. Non soltanto la violenza del linguaggio di quando fino a poco tempo fa si parlava di ruspe, di affondare navi o si diffondevano fatti di cronaca che riguardavano soltanto migranti o persone con difficoltà da strumentalizzare, ma anche e soprattutto l’utilizzo spregiudicato delle fake news, dell’informazione manipolata, dei social costruiti a dovere per creare una realtà alternativa da sfruttare a proprio piacimento. L’ultimo caso sulle mezogne dichiarate per quanto riguarda il Mes è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare.

La piazza rompe tutto questo ed oltre a dimostrare che non tutto il popolo è con la Destra xenofoba e sovranista, infrange l’incanto della realtà di internet e fa riscoprire alle persone il bello dello stare insieme, stretti appunto come sardine, in modo libero e quindi difficilmente strumentalizzabile ed orientabile. Le Sardine si rivolgono a tutti coloro che non pensano che gli immigrati e le Ong siano la vera emergenza dell’Italia, né che l’unico modo per migliorare la politica sia impoverirla e delegittimarla. Se poi chi la pensa così è collocabile naturalmente a Sinistra, allora sì, le Sardine possono considerarsi tali.

In un Paese dove la furbizia è un valore invece che uno spregio (furbo dal francese fourbe cioè “quello che ripulisce” che deriva da fourbir ossia “ripulire (le tasche)”; significa quindi ladro, l’etimologia è inequivocabile nel tarare questa parola ad un uso dispregiativo) ed è spesso più premiata rispetto all’intelligenza, la speranza è che il movimento delle Sardine non venga non soltanto non strumentalizzato partiticamente, ma fatto passare per l’ennesimo movimento di protesta contro tutto e tutti che poi abbiamo visto sfociare sempre in un sentimento populista, sovranista e barricatore, espressione delle elite più conservative. No, le Sardine sono l’anello di congiunzione tra il popolo e la Sinistra, che con la morte di Berlinguer (e quindi della sinistra stessa) ha visto perdere identità e cervello e si è trovato in balia del leader di turno quando non del semplice disimpegno politico, elettorale e partecipativo. Con buona pace di chi pensa che siano tutti uguali.

Filippo Piccini

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