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UN ANNO BELLISSIMO

conte parata

L’anno che sta per concludersi sarebbe stato secondo il premier Conte “un anno bellissimo”, così come pronosticò nel mese di febbraio in risposta ad un giornalista che voleva farlo cedere a qualche previsione forse non troppo ottimistica sull’economia italiana. Chissà se ad oggi, dopo tutto ciò che è accaduto in questi dodici mesi, riformulerebbe questa stessa frase. Probabilmente sì, perchè se è vero che il nostro Paese risulta pressochè immobile ed è ancora privo di una qualsiasi visione strategica, limitandoci a parlare soltanto di sondaggi quotidiani e di infantili gogne mediatiche, al tempo stesso possiamo dire di essere riusciti a rimanere in Europa senza alcuna infrazione, di non venire declassati dalle agenzie di rating, di essere riusciti a riportare le persone in piazza facendo rinascere un sentimento a Sinistra, di aver evitato l’aumento dell’IVA e, soprattutto, di aver abbassato la povertà del 60%.

Soffermandoci un attimo su quest’ultimo dato, non è un mistero che le misure adottate in questo anno siano servite a migliorare di molto la vita di numerosi italiani, all’incirca 2 milioni. Mi riferisco ai beneficiari dell’ormai pluri invocato Reddito di Cittadinanza e le relative famiglie alle quali ha cambiato la vita di tutti i giorni. Anche senza trascendere nella bontà derivante dal periodo natalizio, unito a quello dei bilanci di fine anno, viene naturale comprendere come questa sia stata la misura più importante del 2019 per il nostro Paese, unico in Europa insieme alla Grecia che non aveva ancora uno strumento di questo tipo. Reddito che riguarda esclusivamente i così detti “poveri” e in senso più stretto gli “italiani” dato che è precluso a chi non abbia la cittadinanza da almeno 10 anni e la residenza da 2, e che nonostante questo viene criticato aspramente dalla quasi totalità della destra sovranista e populista (i populisti non erano coloro che facevano gli interessi del popolo?) nonchè da una furba area liberal che cerca di inzuppare consensi proprio tra i delusi all’interno di questi due emisferi.

Per quanto riguarda i così detti sovranisti e la destra nazional-populista, soltanto agli occhi di chi è in malafede, o non riesce a comprenderlo, non risulta evidente la contraddizione tra ciò che viene propagandato e ciò che invece si vuole ottenere. Chi richiede a gran voce la flat tax per far pagare persone che guadagnano centinaia di migliaia di euro l’anno al pari di chi non raggiunge la media nazionale, è evidente che non potrà mai interessarsi degli ultimi e delle persone in difficoltà. Soprattutto se in aggiunta a questo si criticano costantemente misure di aiuto alla povertà ed al reinserimento al lavoro quali appunto il Reddito di Cittadinanza.

Idem, l’area centrista apparentemente di ispirazione cattolica e riformista, che dimenticando questi valori cerca di inseguire chi si trova alla propria destra. Le dichiarazioni di questi giorni del ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova proprio sul Reddito di Cittadinanza lasciano molto perplessi. Ha parlato di abolirlo in quanto ritenuto una misura sbagliata ed ha auspicato che quegli stessi fondi (7 miliardi al netto del costo dei navigator) possano essere impiegati in modo diverso. Probabilmente per abbassare le tasse e creare nuovi posti di lavoro, come suggeriscono alcuni esponenti della sua area, convinti ancora che la mano invisibile del libero mercato funzioni in questo modo nel nostro Paese. Mi chiedo se le ex colleghe della Ministra, le braccianti pugliesi sfruttatte che hanno condiviso con lei un percorso di vita e che probabilmente non hanno avuto accesso ad un destino migliore, per mancanza di merito o per sfortuna, si sarebbero potute rifiutare di svolgere quello stesso lavoro se al tempo fosse stato presente uno Stato che, proprio con il Reddito di Cittadinanza, avrebbe permesso loro di non piegarsi ai diktat del caporalato agricolo. I casi dei braccianti morti di stenti nei campi se ne contano a decine, forse centinaia; è sufficiente effettuare una semplice ricerca su google e se ne è coscienti, anche non avendo lavorato al loro fianco.

Che tipo di Italia abbiamo in mente e che tipo di sviluppo vogliamo perseguire? L’idea di abbandonare le persone a se stesse rientra in questo scenario? E’ più logico accertarsi che una misura volta ad aiutare chi è in difficoltà funzioni al meglio e riesca a reinserire realmente nel mondo del lavoro, oppure è più proficuo abolirla? E nel caso, a chi converrebbe? Infine, a quali fascia di popolazione si rivolge una certa destra che parla di lotta alle élite, di burocrati e di radical chic, se non comincia dagli ultimi (italiani) che, senza prenderci in giro, difficilmente riuscirebbero ad avere altre possibilità di sostentamento?

Purtroppo laddove non ci sono sufficiente benessere ed istruzione, si cade facilmente nelle retoriche più becere, negli slogan semplificatori e nelle fake news. Negli ultimi anni della crisi, in Italia e nel mondo, si è creato un ampio bacino elettorale per questo tipo di speculazioni. Se nel 2019 forse si è compreso ciò (il movimento delle Sardine ne è la dimostrazione, ma anche il sostanziale flop dei sovranisti alle elezioni europee del maggio scorso) la speranza è che questo stesso bacino venga presto bonificato, a cominciare, perchè no, proprio dal 2020.

Filippo Piccini

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