L’Uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot // Robert D. Krzykowski

Un singolo uomo, nella sua infinita caducità, può contenere una vita epica. Questo non lo rende però necessariamente un uomo migliore, più felice o soddisfatto. Anzi, talvolta il ricordo di quegli eventi straordinari lo consuma, lo logora e lo rende solo.

Robert D. Krzykowski scrive, dirige e produce “L’Uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot” (The Man Who Killed Hitler and Then the Bigfoot), suo film d’esordio che trovate disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video. Dietro questo titolo, che può essere fuorviante, si nasconde una struggente storia fatta di rimpianti, occasioni perdute e la malinconia di una vecchiaia solitaria.

Intendiamoci il film non tradisce il suo titolo, il protagonista mantiene infatti fede a ciò che viene detto, ma in questa storia c’è molto altro. La storia ha un sapore epico e ruota intorno a Calvin Barr (eccezionalmente interpretato da Sam Elliott) un uomo ormai vecchio, stanco e apparentemente perso nel fondo di un bicchiere di whisky di pessima qualità. Eppure, sotto le rughe profonde e la camminata dimessa, si nasconde un uomo che non ha mai smesso di ardere.

Attraverso dei flashback conosciamo ciò che è stato, conosciamo la sua timidezza e l’amore della sua vita ma vediamo attraverso i suoi occhi anche le ferite della guerra con le sue atrocità. Calvin Barr ha rimpianti laceranti e strazianti nascosti nella memoria, una sofferenza resa ancora più intollerabile dal pensiero che forse avrebbe potuto agire diversamente. Dal passato, da Hitler e la guerra il film fa poi un balzo in avanti lasciandosi alle spalle i mostruosi treni bestiame e i crucchi per trascinare Calvin Barr in una nuova situazione spaventosa, uccidere il Bigfoot.

Questa creatura rappresenta una bomba a orologeria biologica, è infatti portatore di un virus potenzialmente letale per il genere umano. Calvin Barr si troverà nuovamente a combattere in prima linea, a premere il grilletto e a uccidere.

Calvin Barr è una figura con una morale e un’etica profonda e radicata, una roccia che però lentamente si sgretola sotto il peso dei ricordi. Ci sono azioni che non avrebbe voluto compiere, scelte che potevano essere diverse ma il rimpianto non muta i fatti e la vecchiaia non addolcisce la malinconia delle perdite.

“L’Uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot” è un film a tratti lento, introspettivo che indugia spesso sulle emozioni dei protagonisti di questa strana storia. Un film diverso, un racconto che mescola realtà e fantasia, mito e umanità.

Buona Visione

Serena Aronica

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