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Università, Studenti telematiche: “Governo ci faccia laureare”

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Lettera-appello degli studenti delle universita’ telematiche al governo, ‘colpevole’ di impedire loro di laurearsi in Psicologia. Nel mirino dei ragazzi il decreto dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti, che ha dichiarato questi corsi tenuti dagli atenei telematici ‘assolutamente incompatibili con la natura sanitaria della professione’. A firmare la protesta gli studenti dell’universita’ degli studi Guglielmo Marconi, della Niccolo’ Cusano e della Pegaso, che si dichiarano pronti a scendere in campo ‘nella faida scatenatasi’.

IL FATTO

‘Sono passati sessantacinque anni dal giorno in cui Luigi Einaudi pubblico’ ‘Prediche inutili’- scrivono- nel quale scriveva un appello, a tratti accorato, contro la fretta di chi vuol fare per smania di fare, per ambizione, per impulso della folla, e non si cura della fondatezza delle proposte che avanza’ ed e’ esattamente questo il sentimento con cui si scrive dei fatti che seguono, nei quali migliaia di persone sono coinvolte direttamente, ne’ a beneficio di queste ne’ della comunita’.

In questi sessantacinque anni, quindi, niente e’ cambiato. Il giorno 10 gennaio 2020, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha comunicato attraverso il suo sito la fine dei corsi di laurea triennale e magistrale di Psicologia delle universita’ telematiche, dichiarandole ‘assolutamente incompatibili con la natura sanitaria della professione’ poiche’, grazie al decreto legge Lorenzin del 2017, la professione di Psicologo ha ottenuto la qualifica a professione sanitaria.

Tale qualifica ha portato poi alla produzione del decreto ministeriale del 23/12/19, firmato dall’ex Ministro dell’Istruzione Fioramonti, il quale ha squassato un sistema che precedentemente prevedeva il suddetto corso di laurea essere a frequenza facoltativa e non sottoposto al giogo dell’ineleggibilita’ a disciplina telematica.

Ovviamente, in questa eliminazione rientrano anche i corsi di laurea triennale di Scienze dell’Educazione e la magistrale di Scienze Pedagogiche. In questa maniera, un numero imprecisato fra studenti telematici lavoratori e non frequentanti in generale, sia di istituti statali che privati, sono rimasti orfani di un’impalcatura che dovrebbe invece tutelarli in quanto figli di un progresso che ha dettato nuove regole – e le detta tuttora – sulle modalita’ didattiche in tutto il globo. Queste provano che l’istruzione tradizionale e quella telematica non si sottraggono tra loro, ma possono essere sommate come termini equi ed uguali di una scelta che si fa sulla base di infiniti fattori’.

UNIVERSITA’ BENE COMUNE

‘Tutti gli atenei statali maggiori- continuano i ragazzi- come ad esempio La Sapienza e la Luiss Guido Carli di Roma, il Politecnico di Milano, l’Universita’ di Trento, l’Universita’ di Padova e molti altri ottimi istituti, infatti, anziche’ contrastare la crescente domanda di didattica online e la direttiva europea relativa, si sono adeguati alle nuove richieste dando strumenti che avrebbero potuto rendere l’istruzione fruibile anche a chi e’ impossibilitato a spostarsi per frequentare l’Universita’, facendola di conseguenza tornare ad essere un bene comune a cui tutti possono accedere e il mezzo per la realizzazione personale, se non anche per un proposito di affermazione sociale attraverso la laurea o per l’ottenimento di un titolo spendibile per altri scopi al di la’ del loro indirizzo’.

GLI STUDI E IL LAVORO

‘Uno studio condotto dalla City Square Associates- dicono gli studenti- un team di ricerca marketing e consulenza strategica, prendendo in analisi circa 1.000 studenti telematici della Harvard Business School – la quale comprende una vasta gamma di corsi di laurea e -learning, come d’altronde ne erogano anche le Universita’ di Yale, Brown, Columbia, Mit, Stanford e Cornell, per citarne alcune – ha messo in luce come i benefici delle lezioni online siano effettivamente maggiori sul percorso di studi rispetto a quelli dei programmi erogati in aula.

Addirittura, sempre negli Usa, non e’ impossibile riuscire ad avere l’opportunita’ di frequentare corsi di laurea accreditati con didattica solo online o mista perfino in campo biomedico e farmaceutico, che da noi e’ severamente regolamentato, al contrario del nostro corso di laurea in Psicologia che non prevede nessun tirocinio formativo in corso d’opera e non e’ neppure lontanamente comparabile ad un corso di laurea prettamente scientifico ma che si ritiene debba essere blindato con numero chiuso, test d’ammissione a pagamento e frequenza obbligatoria.

Dal sito Social Psychology Network, infatti, e’ possibile visualizzare la quantita’ di corsi di laurea online previsti per Psicologia negli Stati Uniti, con una vasta scelta tra bachelor degrees, master degrees, doctoral programs e innumerevoli possibilita’ di scelta e combinazione tra le varie Universita’; va anche specificato che nello stesso Paese, secondo il Bureau of Labor Statistics, la domanda di assunzione per gli Psicologi e’ valutata in crescita tra il 2018 e il 2028 del 14%, una percentuale nettamente piu’ alta rispetto a tutte le altre professioni.

Nel Regno Unito invece, secondo uno studio del 2015 citato da TargetCareers, il tasso di assunzione full time di Psicologi risulta piu’ basso rispetto ad altri laureati nel loro campo specifico professionale, attestandosi ad un 45,9%, percentuale che si riferisce pero’ solo agli Psicologi puri e non tiene conto dei laureati impiegati in settori collaterali o affini al loro indirizzo di laurea. La categoria generale corrisponde a un tasso di disoccupazione complessivo del 6,2%, oltretutto figurando con punteggi percentuali mediamente uguali rispetto alle altre carriere.

Dunque, mentre il mondo abbraccia la tecnologia e la rende effettivamente un punto d’incontro tra desideri, competenze ed esigenze, in Italia si tende ancora a creare una pira per le aspirazioni degli studenti, fra test d’ingresso di dubbia necessita’, numeri chiusi, obblighi di frequenza, burocrazia lenta, ingarbugliata e costosa’.

ALTRO CHE ‘LAUREA FACILE’…

A giudicare dalla risposta avuta da molti professionisti del settore psicologico sui social sembra anche che l’idea dell’e-learning sia ancora associata a concetti come ‘laurea facile’, ‘esami a crocette’, ‘studio sintetico e insufficiente’ – fino ad essere addirittura paragonati ai cartomanti e ai ladri – sebbene invece l’applicazione del sistema e-learning sia palesemente migliorata dai tempi degli esordi, offrendo una didattica completa, tranquillamente comparabile a quella delle altre Universita’, con professori competenti, lezioni e programmi esaustivi, esami in sede, possibilita’ di contattare tutor e insegnanti e un sistema burocratico amministrativo che funziona, come testimoniano le classifiche Anvur, senza contare i numerosi vantaggi piu’ concreti delle telematiche che annullano i costi di affitti studenteschi, trasferimenti costosi, abbonamenti a mezzi, e tutte le altre spese connesse, oltre che per la ovvia comodita’ di poter lavorare parallelamente agli studi.

All’occhio esterno sembra quasi che l’Italia sia refrattaria alle modernizzazioni, al cambiamento, o piu’ in generale al deporre certe istituzioni anacronistiche che suonano fuori tempo e che contano sul loro monopolio del mercato del lavoro e dell’istruzione, anziche’ avanzare in favore di un approccio piu’ fluido e veramente democratico, di massimizzare finalmente il profitto con una popolazione altamente qualificata e preparata, livellando finalmente le differenze inconsistenti.

C’e’ da sottolineare che a differenza di nazioni vicine come il Regno Unito, o lontane come gli Stati Uniti, ad esempio, nelle quali l’Ordine professionale ha una funzione esclusivamente di regolamentazione etica e deontologica, l’Ordine degli Psicologi italiano ha una funzione assimilabile a quella sindacale, quindi capace di una certa autonomia decisionale’.

L’ATTACCO ALL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI

Dal comunicato da cui si apprende l’infausta notizia della chiusura dei corsi di laurea telematici di Psicologia si ha ben chiara anche la netta distinzione a cui l’Ordine stesso sottopone i suoi stessi discepoli: il presidente del Cnop Fulvio Giardina infatti si e’ lanciato in una estatica quanto lesiva dichiarazione – senza alcuna prova a sostegno della sua insinuazione – nella quale dice ‘una importante vittoria per la professione (quella di aver reso illegittimi i CdL telematici), i nostri sforzi di ridare dignita’ alla formazione sono stati premiati’, sottolineando implicitamente come non sia dignitoso studiare in un ateneo telematico, come non sia dignitoso non poter frequentare un ateneo statale o privato con lezioni frontali obbligatorie, come non sia dignitoso non avere la possibilita’ di farsi mantenere dai genitori per poter decidere del proprio futuro e autodeterminarsi.

In ogni caso, qualunque sia la spiegazione dietro alla dichiarazione del presidente e relativo monolitico passo indietro fatto grazie al decreto, noi, studenti telematici di triennale e magistrali psicologiche, cioe’ coloro che dovranno fare i conti con le conseguenze, questa dignita’ di cui parla il presidente Giardina non l’abbiamo mai persa, pur consci che saremo sempre considerati le leve di serie B della professione, e ci auguriamo che un giorno possano tutti quanti godere di questo privilegio’.

SARA’ BATTAGLIA

‘Intendiamo non cedere nel mantenere il diritto all’istruzione libera, consapevole e alla portata di tutti, senza distinzioni od ostacoli burocratici, e a sostenere i magnifici rettori delle Universita’ telematiche nella faida scatenatasi. Nel frattempo- concludono gli studenti telematici- ci rimettiamo sui libri e lasciamo passare queste ‘prediche inutili”.

fonte: AgenziaDIRE.it

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