Approvata a Berlino la dichiarazione sulla Libia. Manca l’ok di al Sarraj e Haftar

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I partecipanti alla Conferenza di Berlino hanno approvato la dichiarazione finale sulla Libia. Lo riferiscono fonti diplomatiche, secondo cui non ci sarebbero modifiche sostanziali alla bozza circolata nelle ultime ore. Il documento, di 55 punti, prevede – tra l’altro – il cessate fuoco permanente, un embargo sulle armi e un processo politico per arrivare a un governo unico. Sembra essersi fatta strada tra i leader, inoltre, l’ipotesi di una presenza internazionale in Libia per garantire l’applicazione del cessate il fuoco. L’idea, in parte rilanciata alla vigilia da al Sarraj, è rimbalzata in molte dichiarazioni dei leader. In particolare, si sono espressi a favore l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, il primo ministro britannico Boris Johnson (“Se ci fosse un cessate il fuoco, potremmo inviare persone, esperti per monitorare questo cessate il fuoco”), mentre il premier italiano Giuseppe Conte ha più volte espresso disponibilità.

Anche la Russia sembra ora aperta alla possibilità, stando alle parole di Mikhail Bogdanov, rappresentante speciale di Vladimir Putin per il Medio Oriente e l’Africa, citato dall’agenzia RIA Novosti. Il rappresentante russo ha sottolineato tuttavia che un’eventuale decisione necessiterà una discussione al Consiglio di sicurezza dell’Onu, “l’unico in grado di prendere decisioni vincolanti”.

Angela Merkel e il ministro degli Esteri Heiko Maas stanno intanto incontrando al Sarraj e Haftar per riferire le conclusioni adottate poco fa. Non è chiaro il formato, gli incontri dovrebbero svolgersi in modo separato, come previsto alla vigilia. L’esito finale del vertice, resta così ancora aperto. I due leader libici non hanno al momento avuto alcun contatto, non si sono seduti alla tavola rotonda e sono rimasti in due stanze separate della Cancelleria tedesca, sede del summit. Stando a quanto riferito dalla tv Libya al-Ahrar, citando la “delegazione del consiglio presidenziale” di cui è capo al Sarraj, è stato il premier libico a rifiutarsi di incontrare Haftar nelle riunioni di Berlino.

Nyt: gli Emirati hanno esortato Haftar a non accettare la tregua
Gli Emirati arabi uniti hanno esortato Haftar a continuare a combattere contro il Governo di accordo nazionale di al Sarraj, e non accettare la tregua. Lo scrive il New York Times, che cita fonti diplomatiche informate. L’invito sarebbe arrivato ieri, alla vigilia della conferenza internazionale. Del resto Haftar, osserva ancora il giornale, “non si è mai mostrato disponibile ad accettare alcun accordo che non gli dia il pieno controllo del Paese”.

Le condizioni di al Sarraj
Sarraj, premier del governo di Tripoli, quello riconosciuto dalla comunità internazionale, ha già chiarito che il successo della Conferenza dipenderà esclusivamente dal ritiro di Haftar; che mai, in caso di un eventuale governo unico nazionale (obiettivo principale della Conferenza), sarà “soggetto all’approvazione dal Parlamento di Tobruk” (alleato di Haftar, ndr); e che è essenziale lo sblocco del petrolio, ultimo atto dell’uomo forte della Cirenaica. Questa mattina è stata interrotta la produzione petrolifera al giacimento di El Sharara, nell’est della Libia. Un gruppo armato vicino al generale ha bloccato un oleodotto che trasporta il greggio dal giacimento alla raffinera di Zawiya. Ieri, la Noc, la compagnia petrolifera libica, era stata costretta a bloccare la produzione di petrolio in cinque terminal petroliferi, dichiarando cause di forza maggiore, dopo che milizie vicine ad Haftar avevano annunciato il blocco dell’export.

Haftar cambi “l’atteggiamento ostile” perché si possa avere una soluzione alla crisi in Libia, ha detto oggi il presidente turco, Erdogan, che sostiene al Sarraj. “Per una soluzione politica e l’implementazione delle altre fasi di una soluzione, l’atteggiamento ostile di Haftar deve finire”, ha precisato, durante l’incontro a Berlino con Putin. “Non perdiamo speranza che il dialogo continui e il conflitto si risolva” è stata la conclusione del presidente russo.

In queste stesse ore l’esercito libico ha fatto sapere che le milizie del generale hanno aperto il fuoco sulle forze governative sul fronte di Kallatat, a sud di Tripoli, in una nuova violazione del cessate il fuoco. E Khalifa Haftar sembra essere sotto pressione dei gheddafiani per far fallire la conferenza di Berlino. Come riporta fuori di virgolette un tweet del sito Libya Observer, Moussa Ibrahim – già ministro dell’Informazione e portavoce del colonnello Muammar Gheddafi – ha dichiarato che se il generale “accetta gli esiti della conferenza” i sostenitori e combattenti del defunto leader libico “scioglieranno l’alleanza” che hanno stretto con lui nel 2014.

A Berlino 18 delegazioni
Sono diciotto le delegazioni che stanno partecipando alla Conferenza di Berlino sulla Libia iniziata poco fa nella sede della Cancelleria federale tedesca. In testa, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e il suo inviato speciale in Libia, Ghassan Salamè. Ecco la lista dei partecipanti:
– Onu: il segretario generale, Antonio Guterres, e l’inviato speciale in Libia, Ghassan Salame’.
– Ue: la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen; il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, e l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell.
– Unione africana: il presidente della Commissione dell’Ua, Moussa Faki Mahamat.
– Lega araba: il segretario generale, Ahmed Aboulgheit.
– Libia: il presidente del Governo di accordo nazionale, Fayez al Serraj, e il suo avversario, il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar.
– Italia: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, accompagnato dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.
– Usa: il segretario di Stato, Mike Pompeo.
– Russia: il presidente Vladimir Putin.
– Turchia: il presidente Recep Tayyip Erdogan.
– Francia: il presidente Emmanuel Macron.
– Gb: il premier Boris Johnson.
– Egitto: il presidente Abdel Fattah al Sisi.
– Algeria: il presidente Abdelmadjid Tebboune. – Cina: Yang Jiechi, direttore dell’ufficio della Commissione centrale degli Affari esteri del Politburo.

Guterres: mettere a tacere le armi
In Libia “affrontiamo un chiaro rischio di escalation regionale” e perciò “ribadiamo il nostro appello a tutti coloro direttamente o indirettamente coinvolti perché facciano di tutto per sostenere un’efficace cessazione delle ostilità e mettano a tacere le armi”. E’ un passaggio del discorso rivolto dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ai partecipanti. “Le violazioni incessanti e palesi dell’embargo sulle armi – dice ancora – devono cessare”.

“Esortiamo le parti libiche a impegnarsi in un dialogo in buona fede su questioni politiche, economiche e militari in un processo inclusivo guidato dalla Libia”, ha aggiunto Guterres. “Le Nazioni Unite – dice ancora – sono pienamente impegnate a continuare il nostro sostegno a tale processo. Ora è il momento di un’azione immediata e decisiva per prevenire una guerra civile a tutti gli effetti. Un tale conflitto potrebbe portare a un incubo umanitario e lasciare il paese vulnerabile alla divisione permanente. Per i Paesi vicini della Libia, in particolare il Mediterraneo meridionale e la regione del Sahel, le conseguenze sono aspre e palpabili: più terrorismo, più traffico di esseri umani, più traffico di droga, armi e persone”.

Macron: “Cessi l’invio di siriani filo-turchi, Onu negozi tregua senza pre-condizioni”
Essenzialmente un monito e un auspicio la sintesi del discorso del presidente francese. Deve “cessare” l’invio di combattenti siriani filo-turchi in Libia, l’Onu dovrebbe negoziare una tregua “senza pre-condizioni da alcuna delle parti”.

Pompeo: è ora che libici decidano il proprio futuro
“E’ giunto il momento che i libici decidano da soli il proprio futuro” ha dichiarato il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Il capo della diplomazia di Washington ha esortato “tutte le parti a cogliere questa opportunità per affrontare le questioni politiche, economiche e di sicurezza che le dividono”.

Conte: “Rilanciare il governo, cessate il fuoco efficace”
“Lavoriamo per un efficace cessate il fuoco e per alimentare un processo politico in modo da rilanciare le funzioni del Consiglio presidenziale libico e del Governo libico per una stagione di riforme che riguardino il piano politico-istituzionale, economico, di sicurezza” ha scritto su Twitter il premier Conte. “L’Italia crede nella forza della diplomazia e della politica, e ritiene inaccettabile la soluzione militare. Tutti dobbiamo condividere questo obiettivo”.

fonte: RaiNews.it

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