Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia // Giovanni Solimine

senza sapere libro

L’Italia sembra non rendersene conto: tutte le statistiche ci ricordano il basso livello di competenze degli studenti e della popolazione adulta, lo scarso numero di laureati e diplomati che il nostro invecchiato e gracile sistema produttivo non è capace di assorbire, la debole partecipazione dei nostri concittadini alla vita culturale. Un paese povero di risorse materiali e in ritardo dovrebbe investire in formazione più degli altri paesi. Invece continua a non avere una politica della conoscenza, fondamentale per la costruzione del nostro futuro: gli investimenti in istruzione e ricerca ci costerebbero meno di quanto ci costa l’ignoranza. Questo è il paradosso di un’Italia senza sapere.

«La cultura è il risultato delle relazioni tra le persone, del confronto fra le idee, dell’arricchimento continuo e reciproco che ne deriva. Da un po’ di tempo a questa parte la gente preferisce parlare solo con chi la pensa allo stesso modo, e finisce col convincersi che le cose stiano davvero come crede.

Gli italiani studiano poco: tra la popolazione adulta abbiamo la metà dei laureati e un terzo in meno dei diplomati in confronto alle altre nazioni europee o extra-europee paragonabili a noi. E spesso la lettura viene presentata come un’attività para-scolastica, che quindi viene abbandonata quando si esce dal circuito dell’istruzione.

Le origini di questo fenomeno sono remote e i ritardi si recuperano con grande fatica, malgrado i grandi progressi che sono stati registrati nei decenni passati, in particolare nella seconda metà del Novecento. Il nostro è sempre stato un paese di analfabeti: un secolo e mezzo fa, al momento dell’unificazione nazionale, tre quarti degli italiani non sapevano né leggere né scrivere e solo l’1% parlava comunemente italiano in casa. Senza pensare ai paesi anglosassoni, basta vedere che in un paese simile al nostro, come la Francia, non era così.

La soluzione è l’istruzione e lo scambio delle idee: non ce ne sono altre.»

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