La morte e la fanciulla // Roman Polanski

la morte e la fanciulla

La nostra storia recente è macchiata da pagine oscure e brutali, fatti che hanno scarnificato l’animo umano e ingoiato così tante vite da finire col perderne il conto. Negli anni 70 e i primi anni 80, nel terribile clima instaurato dalle dittature cilene e argentine, si sviluppa il mostruoso e buio fenomeno dei Desaparecidos. Parliamo di persone accusate e rapite per motivi politici, spesso solamente presunti, che non hanno mai fatto ritorno a casa.

Paulina Escobar però è tornata alla vita, o almeno così sembra.

La morte e la fanciulla“, film meravigliosamente doloroso diretto da Roman Polanski, è una porta aperta sull’abisso di una violenza fisica e psicologica patita da una donna, e tristemente condivisa da moltissime altre persone.

Lo spettatore viene immediatamente gettato in un contesto spaesante, non sapendo in quale luogo del Sud America avviene la vicenda. Tutto si restringe alla dimensione di una casa avvolta nella notte e spazzata da un violento temporale. Paulina è un leone in gabbia, un essere ferito, spaventato che attende con ansia crescente il rientro del marito Gerardo (Stuart Wilson), un avvocato entrato a far parte della commissione che indaga sui crimini avvenuti nel paese dopo il colpo di Stato.

Gerardo è in ritardo, ha avuto un guasto alla macchina, ma in quella notte carica di elettricità statica viene soccorso da un uomo.

Quell’uomo è il Dr. Miranda, nella cui voce e odore Paulina riconosce il carnefice che l’ha tortura e violentata anni prima.

Paulina è una donna profondamente devastata e mutilata nell’anima, ma determinata a ottenere vendetta.

Polanski avrebbe potuto cedere alla tentazione di mostrare, sotto forma di ricordo, gli orrori patiti da Paulina. Lascia invece l’ingrato compito alla donna e al suo racconto gelido di ciò che le è stato inferto.

Da una parte c’è Paulina con la sua storia fatta di orrori, dall’altra il Dr. Miranda che continua ostinatamente a professare la sua totale innocenza e poi c’è Gerardo, diviso tra l’amore e la riconoscenza per Paulina e la voglia di credere all’innocenza di Miranda.

La Morte e la Fanciulla“, quartetto tormentato di Schubert, non è solo il titolo del film ma anche l’aria che il carnefice di Paulina ascoltava mentre la stuprava.

Polanski dirige un film perfetto, disturbante, doloroso e profondamente umano. Paulina incarna tutte le vittime di un periodo estremamente buio, riscuotendo la sua vendetta.

Sigourney Weaver (Paulina Escobar) e Ben Kingsley (Dr. Miranda) danno vita a due personaggi potenti, entrambi intrappolati in un passato oscuro.

Per tutta la durata del film ci si chiede dove sia davvero la verità. Il trauma ha distorto la mente di Paulina? Il Dr. Miranda è solo un povero diavolo finito per sbaglio legato a una sedia e processato da una donna sconvolta? E’ meglio rimanere nella posizione di Gerardo, inorriditi per le torture subite da Paulina ma propensi a liberare il Dr. Miranda e a dimenticare?

Prima che il film finisca avrete tempo per ascoltare, decidere e condannare. Ricordate però che talvolta la “verità” è un concetto ambiguo, soprattutto se estorta, e sovente non è altro che un misero palliativo. Ciò che davvero conta è la testimonianza, seppur sconvolgente e dolorosa, di chi ha “soggiornato” all’inferno ed è tornato indietro per raccontarlo al mondo intero.

Buona Visione

Serena Aronica

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