L’INIZIO DEL DECENNIO

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Questo primo mese del 2020 è cominciato con il rischio di una terza guerra mondiale, a seguito dell’azione militare degli USA contro l’Iran e della conseguente ritorsione scaturita, è passato per una crisi ambientale senza precedenti in Australia, e sta finendo con il rischio di una pandemia globale da coronavirus che se non causerà un numero elevato di vittime potrebbe quanto meno innescare una crisi economica. Siamo ancora all’inizio del nuovo anno e, teorie complottistiche a parte, al netto di questi inaspettati recenti avvenimenti, si sapeva che sarebbe stato comunque un anno significativo non foss’altro che oltre alla doppia cifra tonda e all’inizio di un nuovo decennio, contiene degli importanti fattori di instabilità, come l’uscita operativa del Regno Unito dall’UE e le elezioni presidenziali americane a novembre.

Nel nostro Paese, per la compagine interna, questo mese in quanto a caratterizzazione non è stato da meno. Le recenti elezioni regionali in Emilia Romagna hanno sancito probabilmente una data importante per ciò che sarà l’evoluzione politica dei prossimi mesi. Da un lato infatti c’è stata la prima vera sconfitta di Matteo Salvini, l’esaurirsi della sua ascesa di consensi oltre che di voti, e lo stancare della sua narrativa populista. Sicuramente i suoi sostenitori faranno notare che ha vinto con un ampio margine in Calabria e che la Lega è sempre il primo partito del Paese, ma non sarebbe lungimirante soffermarsi a questo, quanto piuttosto intravedere l’inizio della fine di un personaggio che, nei tempi in cui ci si stufa presto di tutto, da qui al 2023 non avrà molto più da dire se non ciò che dovrà rispondere alla magistratura e ai suoi avversari interni al partito (che da quando hanno dovuto lasciare inutilmente i ministeri lo scorso agosto non l’hanno mai perdonato).

In tutto ciò si sono introdotte le Sardine, che da neanche qualche mese hanno dato nuova linfa al Paese, o almeno alla parte migliore di questo Paese, proponendo attraverso la partecipazione attiva l’accorata richiesta di una classe dirigente migliore che usi dei toni pacati, che si attenga alla realtà e non alle fake news ed infine che porti dei risultati concreti, non soltanto con chiacchiere e slogan. Se non sono servite a persuadere gli elettori della destra populista e sovranista, sono riuscite sicuramente a far tornare al voto l’altra fetta di elettorato rappresentata dagli ex elettori di sinistra delusi e probailmente anche da qualche elettore dei 5 stelle nel pieno di una crisi identitaria prima che di consensi.

Il movimento fondato da Beppe Grillo infatti non è un mistero che stia passando già da qualche mese una profonda crisi interna. Il culmine sono state le dimissioni del “capo politico” Luigi Di Maio, arrivate pochi giorni prima delle elezioni regionali nelle quali il partito da lui fin qui guidato è praticamente sparito e in Calabria non entrerà neanche in consiglio regionale. Non si può dire se questa crisi sia irreversibile o meno, ma ad oggi i 5 Stelle non hanno più argomenti da proporre e sono riusciti in neanche due anni di governo a scontentare sia gli elettori di sinistra al proprio interno, con l’esecutivo giallo-verde, sia quelli che provenivano da destra con l’attuale governo giallo-rosso, nonostante buona parte del programma con cui si erano presentati alle elezioni nel 2018 prendendo il 32% di voti, lo stiano realizzando. Personalmente l’unica prospettiva che vedo per loro è un’alleanza strutturale che li renda stampella di un centrosinistra allargato, prendendo di fatto il posto, per contenuti e percentuale di consenso, del partito che fu di Antonio Di Pietro L’Italia dei Valori.

Potendo forse respirare un attimo e fermarsi a riflettere in queste poche settimane che ci separano dalle elezioni regionali di domenica scorsa a quelle che ci saranno in sei regioni tra maggio e giugno, non si può certamente dire che sia tutto definito e si riesca ad intravedere una rotta. Sia perchè, come dicevo all’inizio, siamo alla conclusione soltanto del primo mese dell’anno, sia perchè viviamo in un momento storico in cui tutto è realmente possibile. I voti ai partiti non sono mai stati così altalenanti e poco consolidati come adesso. I fenomeni di massa, con i nuovi mezzi di comunicazione in particolare i social media, possono nascere in un giorno e diffondersi in tempi rapidissimi fino a qualche anno fa impensabili. Stessa cosa però, come stiamo purtroppo assistendo in questi giorni, nel mondo interconnesso e globalizzato anche i virus, le catastrofi naturali o i conflitti possono avvantaggiarsi della stessa dinamica. Siamo solo all’inizio e probabilmente alla fine di questo decennio avremo già colonizzato Marte, vedremo droni e robot girare autonomamente nelle nostre città, avremo trovato la cura a molte malattie incurabili, scopriremo la verità sul destino del clima planetario, ma nel frattempo, dobbiamo limitarci a vivere tutto ciò che, come è giusto che sia, tra neanche molto tempo ci sembrerà già superato.

Filippo Piccini

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