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Martini. Shakerato o miscelato? L’origine e l’evoluzione del Re dei cocktail

cocktail vintage

Riconosciuto come uno dei più importanti cocktail per eccellenza, bevuto e apprezzato da tantissimi personaggi importanti che nel corso del tempo hanno contribuito ad accrescere la sua fama, il Martini cocktail nasce negli Stati Uniti d’America più di 150 anni fa.

La sua semplice ricetta, composta da soli due ingredienti, nasconde una misteriosa complessità di significati. La prima buona regola è quella di non confonderlo con il famoso vermuth italiano Martini, di origine più recente rispetto al re dei cocktail da bar.

Molto probabilmente la sua nascita è datata agli inizi del XIX Secolo, ma soltanto nel 1848 che abbiamo notizie più precise sulla sua composizione e sul suo utilizzo: i medici della Marina da Guerra Britannica utilizzavano una bevanda a base di Gin miscelata con alcune gocce d’Angostura, per combattere le malattie tropicali a bordo delle navi.

Nel 1887, Jerry Thomas, barman all’Occidental Hotel di San Francisco, nel suo libro intitolato “The Bartender’s guide and bon vivant’s companion” veniva pubblicata una prima ricetta del Martini, chiamato però Martinez. Sempre in quegli anni, precisamente nel 1884 nella città californiana di Martinez, un barman, di nome Julio Richelieu, avendo terminato il whisky nella sua dispensa, aveva proposto a un suo cliente minatore di sostituirlo con del gin e mescolarlo con del vermuth rosso.

Alcuni anni dopo, nel 1912, un barman italiano di nome Clemente Martini, originario della cittadina ligure di Alma di Taggia, era solito preparare a New York, per il più importante dei suoi clienti, John D. Rockefeller, un nuovo drink chiamandolo appunto con il suo nome.

Già agli inizi del 1900, il termine Martini nonostante le numerose storie che circolavano sul primo barman che l’avesse inventato, iniziava ad essere popolare in tutti gli USA come sinonimo del buon bere. Con lo scoppio della Grande Guerra, la fama del Martini attraversava l’Atlantico e contrariamente agli ideali della Dottrina Monroe guida ispiratrice della vita politica americana per più di cinquant’anni, raggiungeva finalmente le coste dell’Europa grazie ai soldati dell’Esercito americano.

Successivamente, durante i ruggenti Anni ’20 in America il calo della vendita di alcolici, conseguenza del periodo proibizionista, aveva colpito la maggioranza delle bevande a base di alcol, compreso il Martini, con l’effetto però di rafforzare la sua leggenda e perfezionare la sua preparazione visto che i suoi ingredienti venivano prodotti in clandestinità.

Con la fine del proibizionismo, dalla metà degli Anni ’30, la rinascita di nuovi bar aveva rilanciato la leggenda del Martini arricchendola di stravaganti varianti e versioni grazie anche ai nuovi ammiratori: una vera e propria categoria di consumatori, denominata Martiniani, sia del mondo politico che dello spettacolo.

Per esempio nella Conferenza di Yalta nel febbraio del 1945, il presidente americano Roosevelt aveva personalmente preparato un Martini, al leader sovietico Stalin, aumentando così anche la curiosità di Churchill: siccome da giovane Roosevelt era stato un discreto barman durante l’incontro con i suoi alleati, aveva pensato di rompere il ghiaccio preparando personalmente una versione del Martini composto da gin, vermuth dry e un cucchiaio di salamoia con l’aggiunta di un’oliva, passato alla storia come il Martini Dirty, appunto sporcato dalla salamoia.

Anche il noto scrittore Ernest Hemingway, negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, aveva ideato e realizzato il Montgomery Martini, preparato con 15 parti di gin e 1 di vermuth, perché il generale inglese, vincitore di El Alamein era solito attaccare le divisioni corazzate dell’Africa Korps di Rommel solo se sicuro della sua superiorità militare in rapporto di 15 a 1.

Durante i primi Anni ’60 inizia per questo cocktail una vera rivoluzione. Ed è grazie alla creazione dell’agente segreto più famoso del mondo, nato dalla mano di Ian Fleming il quale, sentendosi James Bond, aveva avuto l’idea di trasferire al nascente personaggio le sue abitudini mondane, sostituendo però il gin con la vodka e utilizzando lo shaker per armonizzare al meglio gli ingredienti e dare al cocktail ancora più importanza.

Il Vodka Martini sorseggiato dall’Agente 007 seduto al tavolo da gioco di un casinò rappresentava il simbolo occidentale di una nuova rinascita globale, di un nuovo benessere e di un modo diverso di godersi la vita, soprattutto con una nuova versione, il Vesper, ideato in onore di Vesper Lynd, una spia russa di cui Bond era innamorato, considerata una nuova variante del Martini, preparata con 6 cl di gin, 3 cl di vodka, 1,5 cl di Kina Lillet.

Dai primi Anni ’60 la leggenda del Martini si arricchisce di nuove curiosità ed era sempre più apprezzata da noti personaggi famosi: da Humphrey Bogart fino a Frank Sinatra passando per Dorothy Parker. Diffusa è la celebre frase della scrittrice “ Amo i Martini, ma due al massimo. Con tre sono sotto al tavolo. Con quattro sono sotto il cameriere

In quegli anni questo cocktail spaziava nei salotti mondani occidentali più in voga del momento, diventando anche argomento di discussione in un famoso dibattito politico, andato in onda negli USA nel 1960, fra i due sfidanti e futuri presidenti americani, Kennedy e Nixon, intrecciando in questo modo anche la sfera politica democratica con quella repubblicana e contribuendo alla realizzazione del famoso Sogno Americano.

Nei nostri giorni il Martini cocktail ha notevolmente arricchito la sua leggenda con altre numerose versioni più o meno rivisitate dai diversi barman a livello mondiale: dall’Espresso Martini fatto con il caffè, al Martini Perfect preparato con una dose uguale di vermuth rosso e vermuth dry per renderlo più piacevole ai palati femminili.

Come si prepara un Martini? La sua preparazione semplificata prevede la miscelazione di 6 cl di gin e 1,5 cl di vermuth extra dry. Entrambi gli ingredienti devono essere estremamente raffreddati visto che il Martini va sorseggiato freddo. Decorazione: da una a tre olive verdi a seconda dell’importanza del cliente a cui viene servito rigorosamente con scorzetta di limone.

Emiliano Cangi

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