3 marzo 1861: l’emancipazione dei servi della gleba in Russia

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Lo zar di Russia Alessandro II firma il più importante di una serie di decreti che aboliscono la servitù della gleba nell’Impero russo.

Nel 1850 in Russia più del 90% della popolazione era impegnata nell’agricoltura, e oltre 20 milioni di contadini erano soggetti alla servitù della gleba, erano cioè legati alla terra che coltivavano, dunque comprati e venduti assieme ad essa, ed erano inoltre subordinati personalmente ai proprietari, spesso parte di un’aristocrazia terriera assenteista, propensa a consumare le proprie rendite in spese di prestigio più che ad investirle in impieghi produttivi.

Divenuto zar nel 1855, Alessandro II inaugura una politica riformistica, con lo scopo di introdurre elementi di modernizzazione nella burocrazia, nella scuola, nel sistema giudiziario e nell’esercito. La riforma più importante è il decreto di abolizione della servitù della gleba, con il quale i contadini-servi acquistano la libertà personale e la parità giuridica con gli altri cittadini, e contemporaneamente la possibilità di riscattare le terre che coltivano e trasformarsi in piccoli proprietari.

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