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Coronavirus, gli italiani nelle capitali europee: “Parchi pieni e concerti, non ci sentiamo tutelati”

ragazza mascherina

Mentre l’Italia fa i conti con l’epidemia di Coronavirus chiudendo letteralmente il Paese, in Regno Unito, Spagna, Francia e Germania prevale un certo lassismo. I racconti degli italiani all’estero, tra preoccupazione e “voglia di sensibilizzare” amici e conoscenti.

VALENTINA DA MADRID: FILE PER SPESA E PARCHI PIENI

“In Spagna, quando si è iniziato a parlare dell’epidemia di coronavirus in Cina, si e’ dato troppo peso al fatto che colpiva soprattutto gli anziani e quasi affatto i bambini e per questo la gente ora pensa che sia una semplice influenza. Le notizie degli ospedali italiani vicini al collasso sono arrivate poi con giorni di ritardo. Ora il governo è preoccupato e guarda all’Italia: sembra deciso ad applicare in anticipo le sue misure. Per ora la gente continua a uscire”.

Valentina e’ una traduttrice di 35 anni. Da nove vive a Madrid, capitale divenuta focolaio in una Spagna raggiunta dall’epidemia di Covid-19. Ieri il ministero della Salute ha confermato 84 decessi e 2.968 contagi, mentre negli ultimi giorni sono state annunciate misure sempre più stringenti, tra cui la chiusura di scuole, universita’, centri sportivi e culturali. Si ragiona anche sulla sospensione della “Liga” di calcio e su Madrid “zona rossa”.

Da martedi’ invece e’ stato incoraggiato lo smart working. Domenica tuttavia, in occasione della Giornata della donna, “i cortei non sono stati annullati” riferisce Valentina, che aggiunge: “Ho continuato a vedere gente per le strade o nei parchi, anche in gruppo, passeggiare o fare jogging. Ho notato persino che a correre ci sono persone ‘nuove’, che approfittano del bel tempo”.

Anche in Spagna, come in Italia, file ai supermercati, incomprensibili per Valentina: “Non mi sembra che da Wuhan durante il picco dell’epidemia siano arrivate notizie di tagli ai rifornimenti di cibo. Non mi spiego tanta preoccupazione, quando poi non si rinuncia a usare i mezzi pubblici o a seguire le proprie abitudini”.

Il governo spagnolo intanto chiede sacrifici e promette che affrontera’ l’emergenza al meglio. Per la traduttrice, che ormai lavora da casa, però i problemi sono tanti. “E’ vero che il sistema sanitario spagnolo e’ simile al nostro, ma negli ultimi anni ha subito anche tanti tagli” dice Valentina. “Giorni fa ha fatto notizia un ospedale di Madrid che non riusciva piu’ a ricevere pazienti in terapia intensiva, perché saturo per via dei malati di coronavirus”.

MICHELE E GIULIA DA PARIGI: MA QUI DOMENICA SI VOTA

Molti francesi sembrano convinti che l’epidemia di Coronavirus sia solo all’estero e che qui non arriverà. Domenica a Parigi ci saranno le elezioni municipali, per ora non si parla di rinviarle. Ieri sera ha suonato alla porta un ragazzo per lasciarmi un volantino: zero precauzioni. Per fortuna stasera (ieri, ndr) il presidente Emmanuel Macron parlerà alla nazione. Speriamo adotti misure severe“. Michele da nove anni vive a Parigi con la compagna Giulia, lui è cuoco, lei architetto, entrambi hanno 36 anni. Dalla loro unione, due anni fa è nata una bambina.

Con l’agenzia Dire condividono le impressioni raccolte nella capitale francese: “Credo che il clima sia quello che c’era in Italia prima dell’entrata in vigore delle misure speciali” dice Michele: “La gente non pensa che il rischio è dietro l’angolo“.

Si inserisce Giulia: “E’ emotivamente faticoso: siamo preoccupati per i nostri cari in Italia, ma non possiamo tornare. Qui invece, la gente sembra non rendersi conto. Ci sentiamo vicini ma lontani”. Per questo, sottolinea Michele, l’idea di “raccontare il più possibile quello che ci arriva dai media italiani, e da amici e parenti, per sensibilizzarli. Ieri ad esempio abbiamo parlato con la nostra vicina di casa, poco più che trentenne. Quasi non sapeva cosa fosse il coronavirus e cosa sta provocando“.

Tra le disposizioni adottate finora dal governo, Michele ricorda che è stato ridotto da 10mila a 5mila il numero massimo delle persone che possono partecipare a una manifestazione. “È una misura ridicola” dice. “Poi però, mascherine e amuchina sono diventate introvabili”.

Secondo Michele, arrivano messaggi fuorvianti. “Giorni fa abbiamo chiamato il medico per la bambina, e’ venuto a casa” racconta. “Non ci ha stretto la mano ed e’ stato scrupoloso. Poi pero’, sui tamponi, non e’ chiaro a chi vengano fatti. Sembra che prediligano i casi praticamente certi. Così però’ risultano meno test e meno contagi rispetto all’Italia, e si rafforza l’idea che il coronavirus sia un problema italiano“.

Da parte della comunità medica, poi, “non giungono particolari appelli alla cautela“. Col risultato che l’attenzione per una possibile epidemia “resta lontana”: “Sì, in apertura dei principali siti di informazione si parla del coronavirus, ma poi la cronaca quotidiana si impone tra le notizie successive. Non c’è la stessa attenzione che osserviamo nei media italiani”.

Secondo Michele, “la gente non capisce che è tutta questione di numeri: se tante persone si ammalano contemporaneamente, il sistema sanitario rischia il collasso”.

A tranquillizzare la coppia è però un certo temperamento dei francesi: “Sanno adattarsi a misure drastiche, se necessario. Abbiamo attraversato settimane di scioperi generali e non si sono viste resse ai supermercati. In caso di blocco delle attività, sapranno affrontarlo”.

SVEVA DA BERLINO: TANTO LASSISMO, E VANNO AI CONCERTI

“Oltre a scaffali vuoti in certi negozi, non vedo grande attenzione verso l’emergenza Coronavirus. A Berlino le persone continuano a lavorare e a vivere come prima: mezzi di trasporto pieni, uffici funzionanti, locali colmi di gente. La paura deve ancora arrivare”. Sveva Biocca ha 29 anni, è giornalista e manager in pubbliche relazioni presso un’azienda della capitale tedesca, dove vive da tre anni e mezzo.

L’idea generale, racconta la manager all’agenzia Dire, è che si tratti “di una semplice influenza. Si è molto insistito inizialmente sul fatto che il virus colpisce soprattutto gli anziani e la gente quindi è tranquilla. Gli italiani che frequento sono spaventati e stupiti di questo atteggiamento”.

Secondo Sveva, le misure adottate per ora “consistono nella cancellazione degli eventi con oltre mille partecipanti, mentre sono stati sconsigliati viaggi in Italia. Poi però domenica scorsa la tanto attesa partita di calcio tra il Borussia Monchengladbach e il Borussia Dortmund e’ stata giocata di fronte a 54mila spettatori”.

Sveva continua: “Tanto lassismo non me lo spiego: la Germania ha avuto la fortuna di non essere raggiunta per prima, mentre vede l’Italia ‘straziarsi’ a causa degli effetti dell’epidemia. Aspettano forse che il virus arrivi, per chiudere tutto come ha fatto l’Italia?”.

Secondo la manager, una parte delle responsabilità è però forse legata alla struttura amministrativa della Germania: “Lo Stato federale ha poco controllo sui Land tedeschi, soprattutto in materia di salute pubblica”.

In effetti, spiega Sveva, “il ministro della Salute Jens Spahn ha avvertito più volte che ci troviamo di fronte a una pandemia. La cancelliera Angela Merkel ha affermato che fino al 70 per cento dei tedeschi potrebbero essere infettati. Eppure ho sentito alcune persone che manifestavano i sintomi del Coronavirus (come febbre e tosse) ma, una volta contattato il numero verde dedicato, non sono state sottoposte al tampone. Gli è stato solo consigliato di restare a casa”.

Così Sveva, come molti suoi connazionali, cerca di sensibilizzare amici e colleghi: “Quando mi domandano come stiano andando le cose in Italia, spiego che iniziano ad esserci anche giovani di 40 o perfino 20 anni intubati, che un’amica deve partorire in casa, che non si riesce a fare la chemioterapia e che non tutti possono andare in ospedale perché certe strutture sono al collasso. Ascoltano allarmati, poi escono dall’ufficio e vanno in palestra, nei locali e ai concerti“.

fonte: AgenziaDIRE.it

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