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24 marzo 1958: viene istituito il CSM

insediamento csm 1959

Con la legge 195 del 24 marzo 1958 viene istituito il Consiglio Superiore della Magistratura così come lo conosciamo oggi.

Il Consiglio Superiore della Magistratura è un organo che venne introdotto in Italia durante il periodo monarchico. Fu nominato per la prima volta all’art. 4 della legge 511 del 1907, che lo istituì presso il Ministero della Giustizia, sostanzialmente come organo consultivo, e amministrativo per le nomine di alcune cariche entro la magistratura. Pochi mesi dopo, il governo Giolitti III firmò la legge 689 dello stesso anno, che definiva e inquadrava il nuovo organo, anche se ovviamente, agendo la magistratura in nome del Re, i suoi componenti si configuravano come dipendenti del governo. Le sue funzioni rimasero grosso modo invariate fino alla Costituzione Repubblicana, che ne trasformava radicalmente i poteri da organo consultivo-amministrativo presso un ministero, ad organo di auto-governo. E’ previsto che il CSM possa fornire consigli al Ministro sui disegni di leggi riguardanti l’ordinamento giudiziario e su ogni altro tema riguardante la materia.

L’Accordo sulla legge istitutiva si ebbe quindi solo circa dieci anni dopo che la Costituzione fosse resa esecutiva. In sostanza la legge istitutiva n.195 del 24 marzo 1958 si limita essenzialmente a rimarcare quanto stabilito dalla Costituzione e riprendere un po’ i meccanismi già segnati dalla Legge Togliatti e Orlando prima. 24 membri: 3 membri di diritto, 7 laici cioè nominati dal parlamento, e 14 togati cioè eletti dalla magistratura. Tra i membri togati vi era un netto sbilanciamento verso i magistrati di Cassazione. Fu proprio su questo punto che si riaprì il dibattito interno alla magistratura e alla politica stessa. Le modifiche successive si giocarono soprattutto sui sistemi elettorali puntando da prima nel 1967 a creare un sistema a due turni dove veniva attenuata la divisione in categorie di magistrati anche nel lato dell’elettorato attivo e poi nel 1990 si arrivò a creare un vero e proprio sistema proporzionale che tenesse conto del peso numerico delle varie tipologie di magistrati in relazione ai seggi che si andavano ad occupare e soprattutto la definitiva abolizione delle categorie così che ogni magistrato potesse votare chi voleva.

La legge n.44 del 28 marzo 2002, in seguito, apporta sostanziali modifiche ancora una volta alla composizione del CSM. Si cercò di dare, infatti, maggior peso non solo in relazione alla ripartizione dei seggi tra magistrati di legittimità e del fatto, come fino ad allora si era fatto ma anche tra il ruolo della magistratura giudicante e inquirente. Sul piano delle funzioni una importante novità sarà invece creata dalla Riforma Castelli del 2005 (legge n. 150/2005) e in particolare la legge Istitutiva della Scuola Superiore della Magistratura (l. n. 26/2006) che di fatto spoglierà il CSM del compito di valutare i magistrati compito che passerà a questa scuola di formazione che non ha alcun collegamento con il CSM. Tra l’altro la legge prevedeva anche un sistema di promozione a seguito della partecipazione ai corsi di questa Scuola che avrebbe visto il ruolo del CSM quasi ad essere vincolato alle scelte di questa scuola andando contro al dettato dell’art. 105 Cost..

La legge Mastella (legge n. 111/2007) ha posto riparo a questa legge ridando al CSM il compito esclusivo di valutare i magistrati, di decidere le modalità concrete di tirocinio che la Scuola Superiore della Magistratura deve attuare e soprattutto concedendo allo stesso 7 seggi, dei 12 complessivi, all’interno del Consiglio Direttivo di tale scuola.

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