Il buco // Galder Gaztelu-Urrutia

il buco film

Come l’oscuro “anello” di Tolkien, così questo virus sta trovando, ghermendo e incatenando l’intera umanità. Eppure, è forse nei momenti più bui, quando la speranza sembra venire meno, che gli uomini possono tornare a brillare e in molti hanno riscoperto, pungolati anche dalla paura, l’altruismo. Il sacrificare un pezzetto della propria individualità, per salvare persone vicine e anche lontane.

In questi giorni si parla molto dell’ultimo film approdato nel catalogo di Netflix, ovvero “Il buco” (El hoyo) diretto da Galder Gaztelu-Urrutia. Perché? Probabilmente per la forte allegoria che intride l’intera pellicola e che in questo momento, più che mai, sembra attecchire negli spettatori.

“Il buco” è una sorta di prigione fortezza che si sviluppa in verticale; un luogo fin troppo simile a l’inferno dantesco, scandito da gironi via via sempre più oscuri e mostruosi. Al suo interno i prigionieri, criminali e non, occupano i numerosi piani formando delle coppie. Al centro di ogni cella, nel pavimento, si trova un’apertura. E questo è il punto X. Qui, ogni giorno, arriva una piattaforma piena di cibo e bevande. Ovviamente piano dopo piano la piattaforma viene depredata, e ai piani più bassi arrivano solamente piatti e bicchieri rotti.

Esiste però una forma, forse perversa, di meritocrazia all’interno del buco. Ogni mese infatti i prigionieri si addormentano e si risvegliano in un nuovo livello. Tutti quindi sperimentano il privilegio dei primi piani e l’abisso oscuro di quelli più bassi.

Attraverso l’esperienza di Goreng (Ivàn Massagué), sperimentiamo le fasi che si susseguono all’interno del buco. Quello che lo spettatore si trova a vivere è un viaggio nelle viscere del “buco”, un luogo infernale e allegorico. La società si riflette nel grigiore delle pareti della prigione, nella suddivisione spietata dei livelli, nell’ingordigia dei ricchi e nella disperazione degli affamati. Una società “cannibale” che può però essere contrastata dalla solidarietà tra gli uomini. Eccolo dunque il nodo cruciale della questione… la solidarietà. Il lottare per un bene comune, il dividere il più equamente possibile le ricchezze, il proteggere l’innocenza e il sapersi sacrificare. Una bellissima utopia che si scontrerà sempre con l’avidità e l’ingordigia dell’uomo… eppure le grandi rivoluzioni iniziano spesso dai dettagli e dalle cose più piccole.

Buona Visione

Serena Aronica

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