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Il possibile boom della realtà virtuale

realtà virtuale medici

Chi non vorrebbe tornare dove si è stati felici. Rivivere quella volta al mare, tornare al giorno in cui si è conquistata la laurea, a quel pomeriggio a Parigi o sulla vetta di un monte. E dimenticare così per un po’ le ansie legate ad esempio alla lotta in corsia al coronavirus. Ebbene, si può e proprio per trovare una pausa tra gli assilli dell’emergenza covid-19. In Veneto si sta già utilizzando in via ufficiale questo speciale e originale anti-stress, molto utile soprattutto per chi sta affrontando in prima linea la situazione attuale.

Un visore mette infatti in condizione di rivivere agli operatori sanitari esperienze appaganti e li aiuta a ridurre lo stress: si viene “teletrasportati” nei luoghi della gioia passata per recuperare serenità nel presente. E lavorare meglio, spiegano dalla Ulss 6. Sono infatti gli operatori in servizio nel Covid Hospital di Schiavonia, in prima linea nella cura del coronavirus, a poter usufruire di questo percorso di sostegno psicologico supportato dalla tecnologia di realtà virtuale Limbix, specificamente creata per l’ambito salute, con software sviluppati in collaborazione con le Università di Stanford, Harvard e Yale.

Nell’ambiente virtuale si usano tecniche psicologiche di recupero di emozioni positive e fisiologiche: gli operatori, una ventina scelti su base volontaria, vengono sottoposti a due sedute individuali di sostegno e recupero. Nella prima si usa il visore di realtà virtuale per il training alla respirazione diaframmatica, “strumento psicofisiologico che consente di controllare le emozioni”. Chi indossa il visore entra in un ambiente in cui il respiro viene visualizzato (con un flusso che entra ed esce dalla bocca) e il tempo scandito (sia con pulsazioni dell’ambiente virtuale che con indici che appaiono davanti agli occhi). Quello che compare nel visore lo vede anche lo psicologo con cui interagisce chi indossa il visore. Si impara così a utilizzare la tecnica in contesti lavorativi reali. Nella seconda seduta si “conduce” la persona in luoghi reali legati ad esperienze passate e positive. Ci si riesce “grazie all’integrazione di Limbix con la rete, e alla possibilità di accedere a diverse librerie di immagini 3D di luoghi reali, compreso Google Street View. Questi luoghi vengono usati come stimoli positivi che il soggetto discute in tempo reale con lo psicologo, imparando a tradurne i benefici emozionali in contesti reali di massima pressione, qual è un Covid Hospital”.

Oltre al contesto attuale descritto, in campo medico i visori AR sono stati già utilizzati ed hanno un futuro alquanto promettente per la professione. La prima operazione chirurgica al mondo in realtà aumentata è avvenuta di recente all’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Lo specialista maxillo-facciale indossava il visore Vostars, realizzato nell’ambito di un progetto europeo coordinato dall’Università di Pisa. Nel campo visivo si poteva visualizzare una linea virtuale in 3D lungo il percorso da seguire con lo strumento chirurgico. Il visore ha permesso per la prima volta una messa a fuoco coerente tra immagine virtuale e reale, quindi la giusta coordinazione occhio-mano nell’atto chirurgico.

E’ molto probabile che la crisi scaturita dal coronavirus accelererà un’adozione strategica di questa tecnologia per il futuro. I dispositivi AR sono infatti utili quando il personale non può spostarsi in trasferta, per garantire il passaggio di know-how da un addetto senior a uno junior, e per guidare da remoto personale quando un impianto permette operazioni a distanza.

Anche un altro settore si sta approcciando a questa tecnologia. Il lockdown ha dato una forte accelerazione all’e-commerce, ma la prossima frontiera è il nuovo standard “3DCommerce” che l’associazione americana Khronos Group sta elaborando, con il sostegno di circa 90 aziende del settore, da Amazon a Shopify, da CgTrader a Sketchfab, per sviluppare un’evoluzione del formato gLtf, usato per la trasmissione di asset 3D fotorealistici.

Fino a poco tempo fa i visori per la realtà virtuale erano un gadget efficace per la grande industria, principalmente un “nice to have” piuttosto che un investimento per la produttività e l’efficienza personale, ma ora questa esperienza può diventare strategica. L’acquisizione da parte di Facebook della startup OculusVR avvenuta nel 2014 per 2 miliardi di dollari, fa capire quanto già da qualche anno si stia cercando di sondare il terreno per poter poi entrare a gamba tesa su questa tecnologia. Pertanto, per indossare un visore bisogna creare un motivo: vivere un’esperienza immersiva e un’interazione convincente, ed oggi come non mai queste condizioni sono venute a crearsi. Potremmo forse assistere nei prossimi mesi ed anni ad un boom che potrà essere paragonabile a quello avvenuto con gli smartphone alla fine degli anni 2000 e che inevitabilmente ha contribuito a cambiare le abitudini di tutti noi.

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